venerdì 4 settembre 2026

La trappola della Val Degano

 

L'indecente servitù di passaggio sulla SR355 da Villa Santina a Forni Avoltri

La strada regionale 355 "della Val Degano" è, sulla carta, un'infrastruttura extraurbana secondaria di "Tipo C". Nella realtà quotidiana, per chi vive, lavora e tenta faticosamente di resistere tra le montagne dell'Alto Friuli, si è trasformata in un canale di scolo per un traffico pesante insostenibile, pericoloso e deregolamentato. Lungo i suoi quasi quaranta chilometri di tracciato, dal bivio iniziale di Villa Santina fino ai tornanti che salgono verso Sappada e il confine veneto, si consuma ogni giorno la sottomissione di un intero territorio alpino agli interessi del profitto privato.

Una valle ostaggio del traffico pesante e dell'emergenza infinita

La Val Degano ospita eccellenze industriali storiche e attività produttive locali non ovviabili: la Cartiera di Ovaro a fondovalle e il mastodontico stabilimento d'imbottigliamento di "Goccia di Carnia" a Pian di Luzza (Forni Avoltri). Questo traffico pesante, vitale per l'economia della Carnia ma sproporzionato per le dimensioni della carreggiata, rappresenta il nucleo rigido della viabilità. A questo si sommano le cave di marmo, i cantieri e un viavai incessante di trasporti su gomma che mette a dura prova la tenuta idrogeologica e strutturale del percorso.

Ma a far saltare definitivamente ogni parvenza di sicurezza è stata la tempesta perfetta degli eventi climatici naturali e biologici. Dal 2019, alla devastazione della tempesta Vaia del 2018 si è aggiunto il flagello del bostrico tipografo, il coleottero killer che ha seccato vaste aree di foresta (oltre 38mila ettari distrutti sulle Alpi). Il risultato? Migliaia di metri cubi di legname morto (tronchi, ramaglie per cippato) da estrarre ed evacuare con urgenza. Un'attività frenetica che ha riversato sulla SR355 un flusso continuo di autotreni carichi di legname, aggravando a dismisura le problematiche storiche della tratta.

La "Gimcana" della morte e il paradosso dei baracchini

Chiunque si trovi a percorrere il tratto che da Comeglians sale verso Rigolato sa che non si tratta di una normale strada, ma di una gimcana tortuosa. La sezione stradale ridotta e la sequenza di tornanti ciechi costringono regolarmente gli autoarticolati a invadere completamente la corsia opposta per riuscire a chiudere la curva. In caso di incrocio tra due mezzi pesanti, o tra un autotreno e un autobus di linea della TPL, il blocco è garantito: retromarce cieche su pendenze proibitive, specchietti divelti e rischi continui di collisione frontale.

In questa terra di frontiera abbandonata a se stessa, gli autisti di TIR locali hanno dovuto inventarsi un sistema di auto-tutela informale: i baracchini (radio CB). Sulla motrice di ogni camion carnico spicca sul parabrezza il "nick" dell'autista. Grazie a questa rete radio, i conducenti locali comunicano costantemente tra loro, coordinando i transiti nei punti più critici: "Fermati alla piazzola, sto scendendo io con il carico". È una rete invisibile che, di fatto, evita quotidianamente incidenti gravissimi ed evita la paralisi totale della valle.

Il dramma vero si consuma con i vettori stranieri. La SR355 è sistematicamente utilizzata da TIR con targhe polacche, slovene, croate, rumene ed estere che non hanno alcun legame economico o sociale con il territorio. Molti di questi sono "furbetti del pedaggio": camionisti a lungo raggio che scendono dal Nord Europa o dal Cadore e usano la Val Degano come scorciatoia gratuita per evitare i costosi pedaggi delle tratte autostradali del Brennero o di Tarvisio.

Questi autisti stranieri viaggiano alla cieca: non parlano la lingua, non hanno accesso al network radio dei "baracchini" locali e non conoscono le insidie geometriche di una strada di Tipo C. A questo si aggiunge la beffa del trasporto legname internazionale: moltissimi dei vettori che caricano i tronchi del bostrico in Carnia provengono da Austria, Slovenia e Croazia. Viaggiano con ingombri inverosimili, carichi di tronchi che sporgono vistosamente oltre le transenne laterali dei rimorchi, fissati in modo precario soltanto con cinghie e catene. Incrociare uno di questi giganti silenziosi in un tornante cieco tra Comeglians e Rigolato non è un imprevisto stradale, è una scommessa con la vita.

L'illusione dei cantieri regionali

La Regione Friuli Venezia Giulia ha recentemente sbandierato un piano di investimenti "senza precedenti" da 41,8 milioni di euro gestito da FVG Strade. Quasi 29 milioni saranno destinati al lotto Comeglians-Rigolato per allargare la carreggiata a 8,5 metri (standard F2) e realizzare la variante di Valpicetto con i viadotti sui rii dei Mulini e Santa Barbara. Altri 4,5 milioni serviranno ai Piani di Luzza per rialzare la strada di un metro contro gli allagamenti.

Ma questa pioggia di milioni svela un duplice paradosso:

La variante non risolve l'imbuto a valle

La costosissima Variante esterna di Rigolato (un'opera da oltre 15 milioni di euro a mezza costa caratterizzata da trincee, rotonde e viadotti impattanti) eviterà sì il collo di bottiglia del centro abitato, ma lascerà intatto il tormentato tratto di 5 chilometri a valle. Si spendono cifre faraoniche per aggirare un paese, lasciando però che gli automobilisti continuino a rischiare la vita poche centinaia di metri dopo.

Le risposte politiche immediate: difendere i residenti, non il transito

Non si può continuare ad assistere passivamente allo sventramento della Carnia per ridurla a un corridoio-colonia di transito internazionale. Se la politica regionale ha ancora un sussulto di dignità e intende davvero difendere la vita in montagna, deve attuare subito tre risposte politiche chiare ed immediate:

  1. Divieti operativi fuori regione per il transito parassitario: Va istituito un divieto di transito assoluto lungo la SR355 per tutti i vettori pesanti superiori a 7,5 tonnellate che non abbiano come origine o destinazione specifica i comuni della Val Degano e del Comelico. I TIR stranieri e i vettori a lungo raggio devono utilizzare la rete autostradale (Tarvisio, Brennero o A23) e pagare il pedaggio, anziché devastare gratuitamente la viabilità ordinaria dei nostri monti.

  2. Regolamentazione oraria per l'esbosco: Il traffico locale dei trasportatori di legname e ramaglie (post-Vaia e bostrico), caratterizzato da ingombri eccezionali e carichi sporgenti, deve essere rigidamente regolamentato con fasce orarie che escludano le ore di punta del trasporto scolastico (bus di linea) e i rientri domenicali dei flussi turistici.

  3. Controlli stradali rigorosi e sanzioni: Occorre istituire presidi costanti della Polizia Locale o della Stradale per monitorare il rispetto dei limiti di sagoma e peso, sanzionando severamente i carichi sporgenti fissati con semplici cinghie dai vettori dell'Est e l'indisciplina di guida che espone a rischio continuo i residenti.

La montagna friulana non può essere una riserva indiana da sfruttare e abbandonare al proprio destino. Restituire sicurezza, dignità e pulizia alla SR355 è il primo, ineludibile passo per fermare lo spopolamento e dimostrare che la Carnia appartiene a chi la abita, e non a chi la attraversa per risparmiare sul pedaggio.






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