domenica 3 maggio 2026

Gli amici si vedono nel tempo

Nei nostri paesi ci sono parole che valgono più che altrove: fiducia, presenza, serietà.

E ce n’è una che durante una campagna elettorale dovrebbe contare più di tutte: tempo.

Perché il tempo misura le persone. Misura la coerenza, la disponibilità, l’impegno reale verso la comunità. E soprattutto distingue chi c’è sempre stato da chi compare soltanto quando si avvicina la data delle elezioni.

Per questo, davanti alle molte parole già ascoltate, vale la pena riportare il confronto su un terreno semplice: i fatti.

Negli ultimi cinque anni Ovaro non ha attraversato una stagione facile. Il mandato amministrativo è iniziato in piena emergenza Covid e dopo il commissariamento del Comune. In quel momento non c’erano slogan da inventare né passerelle da organizzare: c’era da lavorare.

C’era da rimettere in moto una macchina amministrativa ferma, da seguire pratiche sospese, da ricostruire fiducia, da garantire servizi, da cercare risorse per non lasciare il paese fermo proprio nel momento più difficile.

Chi ha amministrato in questi anni lo ha fatto con limiti, come ogni esperienza umana, ma con una cosa che nessuno può negare: la presenza.

Presenza nei momenti difficili.
Presenza nel lavoro quotidiano spesso invisibile.
Presenza nel cercare fondi e opportunità.
Presenza nel presentare progetti, avviare opere, iniziative, attività culturali e sociali che hanno coinvolto tutte le età.
Presenza nel tenere unito il paese quando sarebbe stato più facile lamentarsi.

Oggi invece assistiamo a una scena già vista altrove: persone che per anni non hanno mostrato particolare interesse per la vita pubblica del Comune improvvisamente scoprono che Ovaro avrebbe bisogno di “frizzantezza”, di “colpi d’ala”, di cambiamento.

È legittimo candidarsi. È legittimo avere idee diverse. Ma è altrettanto legittimo fare una domanda semplice: dov’erano in questi anni?

Dov’erano quando il Comune usciva dal commissariamento?
Dov’erano durante la pandemia?
Dov’erano nei Consigli comunali, nei confronti pubblici, nelle proposte, nei contributi concreti al dibattito amministrativo?

La memoria di una comunità conta più di molte dichiarazioni dell’ultima ora.

Cambiare -di per sé- non è un valore. Diventa un valore se esiste un progetto serio, credibile, fondato sulla conoscenza del territorio e sulla volontà di assumersi responsabilità vere.

Molto diverso è cambiare tanto per cambiare, inseguendo promesse generiche e programmi che dicono tutto e il contrario di tutto: giovani, anziani, famiglie, turismo, lavoro, sviluppo, servizi. Parole che piacciono a tutti, ma che senza priorità, competenze, risorse e concretezza restano parole.

Anche in queste settimane si sono sentite proposte suggestive, paragoni facili con realtà diverse, ipotesi miracolistiche su turismo e impianti, come se bastasse sostituire un’amministrazione per cambiare natura, geografia e storia di un territorio.

I paesi però non crescono per magia.

Crescono con il lavoro paziente, con scelte realistiche, con continuità amministrativa, con la capacità di valorizzare ciò che hanno davvero: il tessuto sociale, le imprese, i servizi, le associazioni, la qualità della vita, la forza delle persone.

Ovaro in questi anni ha seguito proprio questa strada: meno appariscente di certi slogan, ma molto più seria.

Resta poi una considerazione che molti cittadini fanno sottovoce ma con chiarezza. Dietro certe candidature presentate come spontanee e civiche si intravedono interessi, appoggi e regie che arrivano da fuori paese. Nulla di illegittimo, naturalmente. Ma è giusto chiedersi se si tratti davvero di un progetto nato per Ovaro o piuttosto dell’ennesimo tentativo di mettere una bandierina dove fa comodo.

Ovaro non è una preda.

È una comunità che merita rispetto, competenza e persone affidabili.

Per questo il punto delle prossime elezioni non è scegliere chi promette di più o chi parla più forte. Il punto è capire chi, nel tempo, ha dimostrato di esserci davvero.

Nei momenti facili sono buoni tutti.
Nei momenti difficili si vede la sostanza.

E gli amici, come si sa, si vedono nel tempo.

 

lunedì 6 aprile 2026

Una nuova passeggiata che conquista il territorio

 

Ci sono opere che attendono di essere comprese, altre che devono essere spiegate. E poi ce ne sono alcune che vengono semplicemente adottate fin dal primo giorno. È il segno più evidente del loro successo: quando le persone se ne appropriano spontaneamente, significa che rispondono a un bisogno reale e lo fanno con naturalezza.

È quanto accade lungo la nuova pista ciclopedonale che collega Ovaro a Comeglians , dove nelle ore più tiepide del giorno di Pasqua si è visto un continuo via vai di persone. Famiglie, camminatori, curiosi: tutti attratti da un tracciato che, ancora prima di essere completato con asfaltatura e arredi, appare già pienamente fruibile, pulito e armonioso. 

Eppure, non erano mancate le perplessità. Alcuni punti critici avevano fatto discutere, sollevando dubbi e interrogativi. Oggi, percorrendolo, quei timori sembrano notevolmente ridimensionati: il tracciato si sviluppa con coerenza, integrandosi nel paesaggio e accompagnando il passo con una piacevolezza quasi inattesa.

La passeggiata, per sua natura breve, si presta perfettamente anche a essere percorsa a piedi, senza fretta. Alterna tratti ombreggiati, fiancheggiati da alberi, a scorci aperti che invitano a fermarsi. Da qui lo sguardo si allunga verso le Dolomiti Pesarine, protagoniste silenziose ma imponenti di questo itinerario. 

Tra i passaggi più suggestivi è l'attraversamento dei ponti in pietra della vecchia ferrovia, risalenti al 1919, testimonianza di un passato che continua a vivere accanto al presente, ma anche il nuovo ponticello in legno che attraversa il Rio di Sutina appare un elemento leggero e discreto, che dialoga con l’ambiente senza imporsi.

Oltre alla dimensione paesaggistica ed estetica, il percorso assume anche un valore concreto e atteso da tempo: risolve infatti il problema del collegamento pedonale verso Comeglians. Un tratto che, lungo la Strada Regionale risultava finora pericoloso, privo di banchine e segnato da curve cieche e muri elevati. 

Oggi quel collegamento esiste, ed è sicuro.

Il giudizio complessivo non può che essere positivo. Un intervento riuscito, che dimostra come anche opere di dimensioni contenute possano avere un impatto significativo sulla qualità della vita e sulla percezione del territorio.

Ora non resta che attendere gli ultimi interventi: l’asfaltatura, gli elementi di arredo, e quelle infrastrutture meno visibili ma altrettanto importanti che completeranno il progetto.

Ma, a ben vedere, la passeggiata è già cominciata.