venerdì 22 maggio 2026

Le rotelline

 

 
Da bambino avevo una biciclettina marca Gatto rossa, con le rotelline. 

Le rotelline servivano a una cosa molto semplice: evitare di cadere ed erano utilissime. Perché quando sei piccolo hai bisogno di qualcuno che ti sostenga, ti accompagni, ti tenga in equilibrio mentre impari.

Poi però arriva un momento preciso e le rotelline si tolgono.

Perché continuare a girare con quelle attaccate non significa andare più lontano: significa soltanto non avere ancora imparato a stare in piedi da soli.

In queste settimane di campagna elettorale viene da pensarci: ad ogni incontro, ad ogni presentazione, puntualmente arrivano sostegni esterni, figure importanti, presenze regionali e nazionali.

Il vicepresidente del Consiglio Regionale, parlamentari: personalità chiamate a certificare solidità e "importanza". Naturalmente nulla di male, ma una domanda sorge spontanea: una lista che (a detta loro) nasce da una comunità che ha radici nel territorio formata da persone conosciute e riconoscibili, ha davvero bisogno ogni volta di qualcuno che venga da fuori a sostenerla? Oppure sta cercando di rimediare alla sua inconsistenza appoggiandosi continuamente a qualcosa di esterno?

Noi, in questi anni, non abbiamo avuto bisogno di rotelline.

Abbiamo affrontato un commissariamento, una pandemia, pratiche ferme, problemi complessi e responsabilità vere.

Abbiamo sbagliato qualcosa? Probabilmente sì. Ma abbiamo pedalato con le nostre gambe.

Perché a una comunità non serve qualcuno che sappia stare in equilibrio soltanto finché qualcuno lo tiene su: cerca qualcuno che sappia andare avanti anche da solo.

Perchè le rotelline, prima o poi, bisogna avere il fegato di toglierle.



mercoledì 20 maggio 2026

Al voto, ma con giudizio

 

Domenica e lunedì i cittadini si esprimeranno per scegliere i rappresentanti che governeranno Ovaro per i prossimi cinque anni: sapere che cosa ci aspetta è importante e doveroso “La verità fa male, lo sai”, cantava Caterina Caselli in "Nessuno mi può giudicare". 

Noi ci permettiamo di farlo, perché un giudizio va dato su quel che sta succedendo in questi giorni a Ovaro nella campagna elettorale per il voto di domenica 24 e lunedì 25 maggio. 

Come lista “Insieme per crescere”, espressione della maggioranza che sta amministrando Ovaro da cinque anni, riteniamo sia importante fare chiarezza e chiamare le cose con il loro nome. Ovaro ha bisogno di sincerità e di persone competenti e libere, che continuino a lavorare per il bene comune, offrendo il proprio tempo a favore della comunità. In questi cinque anni il paese ha visto crescere il suo benessere (è diventato il terzo Comune della Carnia per reddito pro capite, dopo Tolmezzo e Cavazzo e prima di Sappada), ha un saldo positivo di nuovi residenti, ha quadruplicato le presenze nel suo albergo diffuso, è stato raccontato in diversi articoli su riviste e servizi televisivi nazionali per le sue attività culturali, è al centro di un movimento virtuoso di piccoli Comuni che si sono aggiudicati il “Bando Borghi” del Ministero della Cultura e stanno riscrivendo la storia delle aree montane. 

Lunedì è accaduto un fatto eclatante: la Lega ha dichiarato che vuole prendersi Ovaro. Lo farà con la lista che candida a sindaco Piero Gallo. Altro che indipendenza, altro che volontà di dialogo e unità di intenti per il bene comune! L’operazione è stata annunciata da Stefano Mazzolini alla Cjase da Plêf (che luogo inappropriato per un incontro connotato politicamente in maniera così marcata!). 

Il vicepresidente del consiglio regionale ha detto che la lista Generazioniunite è stata pensata con lui, selezionando i candidati e soprattutto il candidato sindaco, che «ha generosamente accettato mettendosi a disposizione per tornare nel piccolo paese di Ovaro». Le sue ambizioni politiche sono note: dopo aver portato le sue competenze manageriali all’estero, ci riprova dopo essere stato candidato sindaco nel 2014 sostenuto da forze diverse (fu sconfitto da Mara Beorchia). 

La definizione di «piccolo paese» si è sentita più volte ieri, come se Ovaro fosse un luogo di poca importanza, quando invece ha il terzo reddito pro capite della Carnia (ultimi dati Irpef) e la seconda azienda per fatturato dell’intero Alto Friuli (la Cartiera R.D.M. Ovaro). È evidente che si vuole sminuire una realtà per fingere che sia depressa, bisognosa di aiuto, piccola e dunque poco capace di autogestirsi, di pensare per sé. 

La retorica del piciul paìs svela un atteggiamento che è da secoli ben noto ai carnici: noi da Tolmezzo, da Tarvisio, da Trieste, da Venezia sappiamo che cosa è bene per voi, lasciateci comandare. Peccato che non ci sono più né la Serenissima né i padroni dei latifondi e dei boschi che dettavano le regole, anzi: la “piccola” Ovaro è l’unica a vantare due quote nel Consorzio boschi carnici e le fa valere. 

Ci vogliono togliere anche questo diritto sottomettendoci a un potere esterno? Il sospetto c’è. L’obiettivo è dunque chiaro: accaparrarsi un Comune florido, importante, ben amministrato al punto di essere diventato un modello di buone pratiche per la Carnia riuscendo a ottenere finanziamenti importanti da Stato e Regione per quasi 17 milioni di euro. L’avanzo di bilancio di quasi due milioni di euro messo da parte per i tempi peggiori (la fine degli ingenti sostegni del Piano nazionale di ripresa e resilienza, PNRR) è un gruzzolo che fa gola a chi non concepisce che tanta abilità non sia frutto di consorterie politiche bensì di bravi amministratori. «Non vogliamo mettere bandierine ma solo fare il bene del paese» è stato detto: una contraddizione palese: portando Vannia Gava, viceministro leghista, Aurelia Bubisutti, ex senatrice leghista e proiettando la foto gigante di Fedriga che stringe la mano a Piero Gallo, più che una bandierina a Ovaro ieri è stato piantato uno stendardo del partito di Salvini. 

E allora ci chiediamo: Ovaro a trazione leghista sarà in grado in futuro di difendere le sue conquiste in fatto di sanità e assistenza di fronte ai tagli regionali e nazionali, sarà capace di dialogare con tutti come ha fatto finora per ottenere finanziamenti, sarà libera di progettare il futuro per il bene dei sui cittadini o diventerà una pedina degli appetiti e interessi di altri? Vogliamo davvero che vada così, pensiamo di sentirci più sicuri e garantiti? Cosa succederà fra un anno, fra due, quando si voterà a livello regionale e nazionale? È così conveniente schierarsi con un partito che molti sindaci carnici stanno abbandonando? 

È una frottola che questa lista e questo candidato sindaco siano dalla parte degli ovaresi. Si sono messi dalla parte dei poteri regionali e nazionali e dovranno rispondere a loro. È già successo in passato a Ovaro con conseguenze sconfortanti. Facciamo che non succeda di nuovo. 

Alessandra Beltrame, candidata della lista Insieme per crescere che sostiene la rielezione del  sindaco Lino Not



t




domenica 3 maggio 2026

Gli amici si vedono nel tempo

Nei nostri paesi ci sono parole che valgono più che altrove: fiducia, presenza, serietà.

E ce n’è una che durante una campagna elettorale dovrebbe contare più di tutte: tempo.

Perché il tempo misura le persone. Misura la coerenza, la disponibilità, l’impegno reale verso la comunità. E soprattutto distingue chi c’è sempre stato da chi compare soltanto quando si avvicina la data delle elezioni.

Per questo, davanti alle molte parole già ascoltate, vale la pena riportare il confronto su un terreno semplice: i fatti.

Negli ultimi cinque anni Ovaro non ha attraversato una stagione facile. Il mandato amministrativo è iniziato in piena emergenza Covid e dopo il commissariamento del Comune. In quel momento non c’erano slogan da inventare né passerelle da organizzare: c’era da lavorare.

C’era da rimettere in moto una macchina amministrativa ferma, da seguire pratiche sospese, da ricostruire fiducia, da garantire servizi, da cercare risorse per non lasciare il paese fermo proprio nel momento più difficile.

Chi ha amministrato in questi anni lo ha fatto con limiti, come ogni esperienza umana, ma con una cosa che nessuno può negare: la presenza.

Presenza nei momenti difficili.
Presenza nel lavoro quotidiano spesso invisibile.
Presenza nel cercare fondi e opportunità.
Presenza nel presentare progetti, avviare opere, iniziative, attività culturali e sociali che hanno coinvolto tutte le età.
Presenza nel tenere unito il paese quando sarebbe stato più facile lamentarsi.

Oggi invece assistiamo a una scena già vista: persone che per anni non hanno mostrato particolare interesse per la vita pubblica del Comune improvvisamente scoprono che Ovaro avrebbe bisogno di “frizzantezza”, di “colpi d’ala”, di cambiamento.

È legittimo candidarsi. È legittimo avere idee diverse. Ma è altrettanto legittimo fare una domanda semplice: dov’erano in questi anni?

Dov’erano quando il Comune usciva dal commissariamento?
Dov’erano durante la pandemia?
Dov’erano nei Consigli comunali, nei confronti pubblici, nelle proposte, nei contributi concreti al dibattito amministrativo?

La memoria di una comunità conta più di molte dichiarazioni dell’ultima ora.

Cambiare -di per sé- non è un valore. Diventa un valore se esiste un progetto serio, credibile, fondato sulla conoscenza del territorio e sulla volontà di assumersi responsabilità vere.

Molto diverso è cambiare tanto per cambiare, inseguendo promesse generiche e programmi che dicono tutto e il contrario di tutto: giovani, anziani, famiglie, turismo, lavoro, sviluppo, servizi. Parole che piacciono a tutti, ma che senza priorità, competenze, risorse e concretezza restano parole.

Anche in queste settimane si sono sentite proposte suggestive, paragoni facili con realtà diverse, ipotesi miracolistiche su turismo e impianti, come se bastasse sostituire un’amministrazione per cambiare natura, geografia e storia di un territorio.

I paesi però non crescono per magia.

Crescono con il lavoro paziente, con scelte realistiche, con continuità amministrativa, con la capacità di valorizzare ciò che hanno davvero: il tessuto sociale, le imprese, i servizi, le associazioni, la qualità della vita, la forza delle persone.

Ovaro in questi anni ha seguito proprio questa strada: meno appariscente di certi slogan, ma molto più seria.

Resta poi una considerazione che molti cittadini fanno sottovoce ma con chiarezza. Dietro certe candidature presentate come spontanee e civiche si intravedono interessi, appoggi e regie che arrivano da fuori paese. Nulla di illegittimo, naturalmente. Ma è giusto chiedersi se si tratti davvero di un progetto nato per Ovaro o piuttosto dell’ennesimo tentativo di mettere una bandierina dove fa comodo.

Ovaro non è una preda.

È una comunità che merita rispetto, competenza e persone affidabili.

Per questo il punto delle prossime elezioni non è scegliere chi promette di più o chi parla più forte. Il punto è capire chi, nel tempo, ha dimostrato di esserci davvero.

Nei momenti facili sono buoni tutti.
Nei momenti difficili si vede la sostanza.

E gli amici, come si sa, si vedono nel tempo.