Il 17 novembre scorso, alla presenza dell’assessore regionale Stefano Zannier e delle autorità locali, il nuovo laboratorio di ceramica del quale è stata dotata la Scuola media Aulo Magrini veniva presentato come un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni, scuola e comunità. Un progetto costruito con coerenza: il Comune aveva realizzato gli spazi e fornito le attrezzature, l’Istituto avrebbe gestito le attività didattiche. Tutto chiaro, tutto definito, tutto condiviso.
O quasi.
Perché oggi è evidente che, mentre tutti gli attori coinvolti avevano piena contezza della natura e delle caratteristiche di un laboratorio di ceramica, una figura sembra esserne stata clamorosamente priva.
La sospensione delle attività, motivata da presunte “gravi inadempienze” legate a decoro, igiene e sicurezza, appare infatti non solo sproporzionata, ma profondamente incoerente con la realtà di un laboratorio ceramico. L’argilla sporca, produce residui, richiede pulizia continua: sono elementi strutturali, non eccezioni. Ignorarlo significa, semplicemente, non sapere di cosa si sta parlando.
E qui sta il punto. Non si tratta di un errore collettivo, né di una responsabilità diffusa. Il progetto era stato pensato, finanziato e realizzato con cognizione di causa. Le finalità erano chiare, le modalità operative definite, i soggetti coinvolti competenti.
La decisione di bloccare tutto, invece, porta una firma precisa. Ed è una decisione che ha effetti concreti: interrompe un percorso educativo per gli studenti, esclude la cittadinanza da un’attività creativa, svilisce un investimento già sostenuto con risorse pubbliche.
È difficile non leggere in questo gesto una combinazione di impreparazione e rigidità, aggravata da un atteggiamento che appare più difensivo che responsabile. Perché, di fronte a eventuali criticità, la strada non è chiudere, ma gestire, correggere, migliorare.
Qui, invece, si è scelto di fermare tutto.
Non si può accettare che un’iniziativa costruita con il contributo di più soggetti e pensata per il bene della comunità venga vanificata da una decisione isolata, presa senza un confronto trasparente e senza una reale comprensione del contesto.
Proprio per questo sarà necessario che chi ha partecipato all’inaugurazione – istituzioni, amministratori, rappresentanti del territorio – venga messo al corrente di quanto accaduto. Non per alimentare polemiche sterili, ma per ristabilire un principio fondamentale: chi decide deve sapere, e chi sbaglia deve rispondere.

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