mercoledì 23 gennaio 2019

Ma è poi giusto che le cose debbano andare così?


Cari Marco e Laura,


Mi avete chiesto com'è andato l' incontro con i rappresentanti della Regione che ci dovevano rassicurare sulle tempistiche di riapertura del ponte di San Martino. Avevamo capito che volevano farci una sorpresa e i lavori erano già affidati, invece è stata una delusione: Se tutto va come prevedono a marzo parte la progettazione, poi l'autorizzazione paesaggistica, la Soprintendenza. Insomma dovremo aspettare la fine dell' estate per poter di nuovo attraversare.


   Curioso come funzionano le opere pubbliche. Dopo l'alluvione in due gorni di scavatore abbiamo ripristinato cento metri di strada forestale franata realizzando una scogliera e invece pare che qui ci siano difficoltà a mollare giù un po' di camion di materiale in un buco dando provvisoria soluzione al problema in attesa di un intervento definitvo. Non so se si rendono conto che fino al ponte di Muina -verso valle- e fino al ponte sulla Pesarina dal lato opposto non c'è modo di passare. Ho misurato il tragitto e sono sei chilometri che si riducono a quattro ma attraversando a piedi la passerella di Cella che è chiusa con i cubi di calcestruzzo già da otto anni perché lasciare che venga usata, come si è fatto per cinquant'anni, è una responsabilità. 
   Nel corso dell'incontro hanno parlato di un costo di 700.000 euro confermato il giorno dopo anche dalla stampa.  Mi auguro che si riferissero al ripristino di tutto il sito: Scarpata d' accesso al ponte, sito archeologico della Basilica paleocristiana, casa di Tiziano ed asporto del materiale alluvionale perché sarebbe ben curioso che la somma si riferisse al solo ponte anche rifacendo le spalle faccia a vista sui due lati.


   Qualcuno dei presenti ha sollevato il problema delle responsabilità. Ne parlava proprio l'ex capo fabbrica della Cartiera di Ovaro ed era piuttosto incazzato perché quando la chiusa della centrale era gestita dalla cartiera non si era mai sentito che l'acqua avesse trabordato all' indietro fino ad allagare chiesa e segheria. Sull' argomento la parlamentare Savino è stata perentoria "Se volete il ponte non sollevate casini, altrimenti qui interviene la magistratura, il sito finisce sotto sequestro e i tempi della giustizia, si sa...".


   Me ne sono venuto via perplesso. D'accordo su una linea moderata e fattiva: niente giustizialismo spicciolo, niente forche ma il signore che gestisce la chiusa e la centrale idroelettrica quando si tratta di incassare i soldi della corrente mica li divide con i cittadini di Ovaro; perchè allora quando si verifica un danno -pure e fortunatamente senza vittime- i costi e i disagi di una "condotta plausibilmente imprudente nel corso dell' evento calamitoso" devono ricadere sulla collettività?
   Non c'è un'assicurazione che copre un' attività potenzialmente pericolosa? Cosa ci garantisce dalla reiterazione dell' avento visto che quel vostro esperto di clima che ha parlato a Tolmezzo (a proposito sto ancora aspettando la data in cui lo avremo qua al centro sociale) dice che questi fenomeni devono essere attesi con crescente frequenza?  



   Comunque ho trovato questa foto dove ci sono mia nonna con lo zio piccolo. E' sicuro del 1941 perché lui è del trentasette. Come potete vedere le paratie sono alla stessa quota delle attuali. Significa che basta tirarle su e viene fuori un mare d'acqua dritto verso fondovalle ed è  impossibile che rifluisca all' indietro, tant'è che il riflusso non si è verificato nel 1966 quando invece ci sono stati dei morti in altre località della valle e nemmeno nel 1992 dove tu Marco hai potuto vedere nella mia diapositiva in che quantità usciva l'acqua dalle paratie aperte.   

   Ah, una delusione anche i nostri amici del centro sinistra: Ci invitano tutti giù al ponte per sabato alle 12:30 -dalla parte sbagliata, tanto per agevolare- e poi non si presenta nessuno. Vedremo se si presentano sotto elezioni. 



   Neanche il Sindaco si è fatto vivo ed è strano perché mi ricordavo che era in lista per il Senato nel 2013 proprio nello stesso partito del vicepresidente Riccardi. Cosa è successo? Possibile che non l'abbia avvertita? Intanto la spalla del ponte è li che sembra che pianga, con il guard-rail che penzola nel vuoto.

   Tiziano, quello che ci ha rimesso la casa, non sapeva dove girarsi. Se ne stava defilato a capire che dei 500 milioni di euro stimati al momento di stanziati c'è si e no il dieci per cento e chissa quando arrivavano i soldi per lui e la gente giù a insistere "Fate venire avanti lo sfollato!". Era una scena un po' da commedia napoletana, ma a me proprio non riusciva di ridere.     

lunedì 3 dicembre 2018

Comunicato dei Comitati per la tutela acque del bacino montano



I dirigenti del Consorzio Acquedotto Friuli Centrale (CAFC) devono aver percepito il diffuso malcontento degli utenti della Carnia, Val Fella e Resia nei confronti della gestione del servizio idrico dopo che questo - espropriando le singole comunità della montagna - è passato prima dai Comuni a Carniacque e poi da quest’ultima al CAFC spogliando l’intera montagna della gestione del suo bene primario qual è l’acqua, centralizzandola in quel di Udine e in futuro nella bolognese multiutility Hera, già ora ben presente in regione.

Infatti dopo le legnate delle bollette salate cercano di mostrare un atteggiamento “benigno” verso la montagna disastrata dai recenti eventi calamitosi. Lo fanno annunciando con diversi comunicati agli organi d’informazione la rinuncia del CAFC al pagamento da parte degli utenti prima dell’acqua dei rubinetti per il periodo in cui a causa dell’alluvione mancava o non era potabile e, dopo qualche giorno, anche al pagamento delle quote per la depurazione.

Sorge una domanda: che cosa abbuona il CAFC agli utenti se a seguito dell’alluvione l’acqua del rubinetto non c’era o non era potabile e i depuratori non erano funzionanti? Nulla! Poiché non c’è stata prestazione e quindi nulla è dovuto dagli utenti. Il preteso “abbuono” del CAFC non può che essere considerato una trovata ridicola. Montanari sì, ma tonti no.

Anzichè simili “abbuoni” gli abitanti della montagna si aspettano un servizio migliore, tariffe incentivanti per viverci, una gestione decentrata a livello delle locali comunità o delle vallate in cui si articola la montagna friulana, sì da rendere gli abitanti attori e partecipi delle decisioni riguardanti un servizio vitale qual è quello idrico e l’acqua più in generale, bene comune. I bisogni delle comunità di montagna non si risolvono con il centralismo, ma con il decentramento a livello locale: lo insegna il Trentino Alto Adige dove il Comune gestisce l’intera rete idrica e quella fognaria interna all’abitato, stabilisce la tariffa e la incassa mantenendo così gli introiti in loco, mentre la Provincia gestisce la rete fognaria esterna e il depuratore.

Nel contesto montano non sono applicabili soluzioni “cittadine”. Ne sono un esempio i contatori applicati alle utenze negli abitati montani, che sono fonte di una molteplicità di problemi per l’utente in quanto facilmente soggetti a rotture a causa del ghiaccio con conseguenti disagi, perdite d’acqua, maggiori costi, tanto più se l’installazione viene imposta dall’alto senza il coinvolgimento e la condivisione della comunità locale, come avviene nella Val Pesarina ed in tante altre località montane dove è regola storica che le utenze paghino il servizio idrico a forfait.

C’era un fondamento logico rispondente alla specificità della montagna se da quando, tanto tempo fa, si è passati dall’erogazione dell’acqua alla fontana del paese a quella alle utenze singole, se gli amministratori comunali che si sono succeduti hanno adottato il pagamento a forfait. Era ed è un fondamento nella cultura montanara, che è cultura dell’acqua.

I giusti principi ed intenti della Carta della Montagna appena presentata dalla nuova Giunta Regionale, tra i quali primeggiano l’ascolto e la condivisione della gente, richiedono che i gestori di servizi pubblici in montagna non operino… a modo loro. Il compito della politica è quello di semplificare la risoluzione dei problemi dei cittadini, non di complicarli. A maggior ragione se, abitandovi, “tengono” territori disagiati non abbandonandoli ai cinghiali e agli orsi.

Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento. Tolmezzo

sabato 16 gennaio 2016

Lenta agonia degli uffici postali di montagna


Più veloce e più bello – Il cambiamento siamo noi

Dev'essere per via di questa velocità mozzafiato che la signora Ida da oltre dieci giorni non ha più accesso al libretto di posta che aveva cointestato con il coniuge, scomparso un anno fa.

Si perché in un anno nessuno all' ufficio postale si è sognato di avvertirla che a presentazione della successione il libretto le sarebbe stato bloccato e lei non avrebbe più potuto disporre non dico dei risparmi del marito, ma nemmeno della sua personale pensione che automaticamente viene accreditata nel medesimo deposito.

Nell' attesa dello sblocco, stamane la accompagno ad aprire un nuovo libretto e dare disposizione che almeno le prossime pensioni vengano accreditate in un posto da cui i soldi possano effettivamente venire prelevati per acquistare il pane e il latte. Fa una gran fatica a salire in macchina ma in una decina di minuti siamo fuori dall' ufficio. Un momento dopo è il nostro turno.

L' unica impiegata del piccolo ufficio postale avverte gli altri utenti in fila che magari si facciano un giro o una commissione perchè la procedura durerà una mezz'ora.
Vengono fotocopiati i documenti, il libretto della pensione, inseriti i dati. Ma ecco che qualcosa si intoppa nella procedura. Forse una delle caselline del monitor non è stata riempita a dovere?

Vengono reinseriti i dati, si passa alla schermata successiva ma poi nuovamente tutto si blocca. L' impiegata prende il telefono ed inizia una conversazione con la collega dell' ufficio di fondovalle e ripete passo-passo l' inserimento, che nuovamente si resetta.
Sarà mai che uno per diventare un operatore di sportello, il corso lo fa prima di entrare in servizio e non on-line durante, con la coda della gente che pazienta con fin troppo stoicismo?

“Forse era meglio se venivate un altro giorno quando al posto mio ci sarà M.
Facciamo giovedì?” L' anziana e malandata signora chiede se non può intanto firmare e andarsene così da evitare la fatica di tornare un' altra volta. Impensabile: Se non si arriva in fondo alla procedura i moduli non escono stampati.

E' passata già un' ora. Stiamo per andarcene rassegnati quando l' addetta ci annuncia esultante che i dati sono stati assimilati dalla macchina e non manca molto al completamento dell' iter fatidico.
Esce il libretto giallo e blu ma, cosa accade? I fogli restanti non vengono stampati.

L' impiegata chiama un numero verde. Parla a lungo e alla fine della telefonata ci annuncia che deve annullare il libretto e ricominciare l' inserimento da capo.
Poi le viene un' ispirazione e richiama l' ufficio di fondovalle. Non si capisce bene cosa si dicono, salvo che le arrivano via fax molti fogli. La signora anziana è esasperata. Scuote la testa e forse sta per piangere. Fortuna che c'è una sedia dove se ne sta rassegnata, reggendo il bastone con una mano.

Ora l' impiegata compila con diligenza, a penna, i formulari ricevuti. Un' attesa che fa pensare all' eternità e alla creazione del mondo. Mano a mano che mi passa i fogli da dietro il vetro io li sottopongo a Ida per la firma. Qualcuno ha tre spazi, tutti da siglare, qualcuno due: Legge sulla privacy, autorizzazione all' accredito, revoca della precedente autorizzazione, nomina del delegato all' incasso. 

E' ormai passato mezzogiorno e mezzo. Da ultimo ci chiede di versare sul nuovo libretto la somma di dieci euro per giustificare la sussistenza del rapporto come se le venticinque firme apposte non fossero dimostrazione sufficiente della volontà di continuare a farsi del male intrattenendo rapporti con un apparato idiota in cui c'è magari qualcuno che non sapendo fare nemmeno del banale lavoro di sportello si improvvisa promotore finanziario.     

mercoledì 7 ottobre 2015

La rapina delle acque della Carnia, a norma di legge

Franceschino Barazzutti, a nome dei Comitati per la difesa territoriale della montagna friulana risponde al Sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo che giustifica la sottrazione della gestione dell' acqua ai Comuni con l' adempimento a una norma di legge.

Un comodo espediente, quello della norma di legge, per non dar conto delle scelte infelici iniziate con la creazione della società Carniacque nata -secondo quanto asserito dagli amministratori del tempo- proprio per mantenere in Carnia la gestione della risorsa.

Come da sempre sostenuto da chi ha da subito avversato questa scelta, la società di gestione non era altro che uno stadio preliminare che avrebbe aperto la strada verso la progressiva sottrazione di controllo da parte dei territori nei quali si trova la risorsa.  

Come quel padre che, non  riuscendo a far calare la febbre al suo bambino, non trova di meglio che calpestare il termometro frantumandolo sotto i piedi così una classe politica che non ha saputo tutelare i delicati equilibri e la magra economia della montagna ora accusa di populismo chi aveva da sempre segnalato i rischi della non scelta e del comodo farsi scudo dietro all' ineluttabilità di una legge iniqua.

Non è vero che non c'è scelta, come hanno a suo tempo dimostrato i sindaci "disobbedienti" della Carnia (ma anche della Sardegna) e come stanno dimostrando un terzo della Amministrazioni comunali del Friuli che si oppongono all' arroganza del governo regionale che intende sostituire ai rappresentanti eletti dai cittadini i propri "federali" per attuare le unioni territoriali (UTI) in Friuli Venezia Giulia.        


    "Ha la coda di paglia il sindaco di Tolmezzo, Brollo" afferma Franceschino Barazzutti, "dal momento che, prima mi rivolge un invito – da me accettato - ad incontrarlo nel suo ufficio per uno scambio di opinioni sul servizio idrico, ma poi mi rivolge un attacco sulla stampa, nonostante gli abbia cortesemente messo a disposizione un’abbondante documentazione sia sugli indirizzi centralizzatori e speculativi su tale servizio, negativi per la nostra montagna, sia sui modelli gestionali attuati positivamente in altre regioni a statuto speciale.
Forse, il sindaco Brollo, sul modello ora in auge per cui chi ha un ruolo istituzionale di “comando” vuole sentirsi dare ragione dal suo interlocutore, pena essere definito “gufo”, non ha apprezzato che nella conversazione, cordiale, e nelle dichiarazioni alla stampa io abbia esposto quelle che sono le mie convinte posizioni al riguardo non coincidenti con le sue, sulle quali egli mette sbrigativamente il timbro ora in auge “populiste”, anche se attuate positivamente nel Trentino a statuto di autonomia speciale come la nostra Regione. Populista anche la Giunta del Trentino?

Posizioni le mie, espresse in passato e nel presente, che ritengono sbagliata la centralizzazione della gestione del servizio idrico nei territori montani. Posizioni confermate dal fallimento dell’esperienza di Carniacque.

Grave è che da questa esperienza negativa non si voglia imparare nulla, anzi si va a centralizzare ulteriormente il servizio addirittura nel friulano Cafc, paghi di qualche contentino a venire, mentre nella sostanza la Carnia perde, dopo le acque, tribunale, servizi postali, CoopCa, ecc, persino l’acqua del rubinetto! Questa è la coda di paglia del sindaco Brollo. Ma lui è pago! Ma a pagare è la gente.

Il sindaco Brollo, anziché nascondersi frequentemente dietro al “lo vuole la legge”, ricordando che le leggi non le scolpisce Mosè sul monte Sinai ma gli uomini conformemente a determinati interessi che non considerano la montagna, farebbe bene, vista la sua vicinanza alla Presidente ed assessore alla montagna Serracchiani, a chiedere assieme agli altri sindaci della Carnia una legislazione aderente ai bisogni della montagna.

Non è Barazzutti – che non ha tanto potere - a “mettere in cattiva luce i sindaci” ma la continua caduta della Carnia e, nel caso di Tolmezzo, il fatto che non si vede nessun “lusôr” a meno che non ci si accontenti con qualche trionfalismo del “lumìn” acceso in quello che era il tribunale.

Si chiede Brollo, in relazione alle mie posizioni da lui definite populiste, a cosa mi sia giovata “l’esperienza e l’importante passato di amministratore pubblico”. Rispondo che mi è servita ad osare per uscire dall’ordinarietà, a tenere la schiena dritta anche di fronte a chi stava più in alto di me. Per questo sono stato rispettato e non adoperato. Ciò, diversamente dalle troppe schiene che si piegano come giunchi davanti ai “superiori” sino a diventare trasmettitori in loco della di loro volontà anzichè far valere in alto la volontà di chi sta in basso.

Al sindaco Brollo, nonostante l’opaca partenza della sua amministrazione, auguro di riuscire a fare almeno un po’ di quanto fece tanti anni fa l’allora sindaco di Cavazzo Carnico Barazzutti".

giovedì 1 gennaio 2015

Alla ricerca di "Pretzel", il B-25 del monte Zoncolan

   A Steubenville su una collinetta che guarda le acque tranquille del fiume Ohio una targa in bronzo ricorda Frank S. Miller pilota di 27 anni, precipitato con il suo bombardiere sopra Ovaro il 4 aprile 1945, un mercoledì
   E' l' ultimo mese della Seconda guerra mondiale. Da quaggiù i B-25 appaiono come remote croci d' argento che attraversano in diagonale la valle. Potendoli vedere da vicino, rivelerebbero un livello tecnico stellare: quello che fa vincere le guerre.
   A ciascun apparecchio l' equipaggio ha dato il nome. Ogni aereo ha sul muso un disegno e tante tacche nere quante sono le missioni effettuate. 
   Pretzel é identificabile dal fumetto di Pippo vestito da cow-boy che impugna due pistole; Oklahoma Betsie riporta il cartoon di una mucca pezzata.
   Alla base di Ghisonaccia in Corsica e passata da poco ora di pranzo quando la squadriglia decolla. Il cielo é terso; la visibilità illimitata. In tre ore gli aerei attraversano la Val Degano trasmettendo ai versanti una vibrazione cupa. Altri quattro minuti e il puntatore attraverso la cupola in plexiglass vede sotto di se il fiume Gail e il ponte di Drauburg che é venuto a bombardare per tagliare i rifornimenti ai tedeschi che si trovano ancora in Friuli. Ancora un mese e sarà tutto finito.
   Ma quel giorno c'é qualcosa che fa andare tutto storto.
   A due dei dodici velivoli si bloccano i portelli delle bombe. Gli altri sganciano, ma gli ordigni non colpiscono l' obiettivo.

   Descrivendo un largo arco la squadriglia si mette sulla via del ritorno e passa sopra la sella del monte Tamai.
   E' in quel momento che si verifica l' incidente.
   Un vuoto d'aria improvviso, maledetto e Pretzel entra in collisione con Oklahoma Betsie. L' ala del velivolo viene troncata di netto e precipita sulla montagna con uno dei motori attaccato.
   Non c'è tempo di fare niente. Sotto l' aereo c'è un canalone fitto di alberi e rocce nerastre. Pretzel ci precipita dentro in vite e si schianta sul fondo, contro una catasta di legna. Il capitano Miller e i sei componenti dell' equipaggio muoiono tutti.
   Alla guida dell' altro B-25 c'é un uomo che sembra uscito da un romanzo, nonostante abbia solo 23 anni: Il capitano Donald Oliver. Il suo aereo ha il timone di coda tranciato, ma Oliver é convinto di riuscire a portarlo giù. 
   Nella sua memoria sono rimasti impressi i prati di Paularo ed é li che si dirige dopo aver ordinato agli altri membri dell' equipaggio di rimanere a bordo. Una scelta che gli risulterà fatale.

   Il bombardiere ha riportato troppi danni. Lo capisce nei pochi secondi restanti
il copilota Palmer, che ordina all' equipaggio di lanciarsi.
   Oliver rimane al suo posto "As I have good reason to know and I believe" -dichiarerà Palmer nel suo rapporto- "he refused to consider the possibility of losing his plane" (come ho buon motivo di ritenere e sapere, aveva rifiutato di considerare la possibilità di perdere l' aereo). 

   "C' era tutto il tempo per tutti per lanciarsi -continua- "ma lui non fece nessun apparente tentativo per prepararsi al lancio e ritengo quindi, che lui non abbia mai avuto l' intenzione di lanciarsi".


   68 anni più tardi un ragazzo con il mio stesso nome ma molto più giovane, ha ancora in testa la storia ascoltata tanto tempo prima.
   Ricorda le lamiere di alluminio verde oliva che ricoprivano due fienili posti in località diverse della montagna, ha avuto in mano alcuni pezzi raccolti sul luogo dello schianto da un meccanico di Liariis e vuole dare compiutezza alla vicenda.

   "Da dove arrivavano?" Chiedo a zio Toni stando nel cortile di casa a Ovaro - "Dalla Valcalda" - "Dove scomparivano?" - "Dietro al monte Avedrugno”.

   Le testimonianze non parlano di un aereo precipitato su un prato, ma tàl Riu da Scaléta. E il rio si alza subito di quota con costoni alti e franosi che non si possono ne salire ne scendere. Dalle Staipe di Navas -ultimi prati ora imboschiti- arrivi sul ciglio di un burrone di cinquanta metri, sul fondo del quale nessuno può fare una catasta di legna e l' aereo sarebbe ancora li perché per arrivarci devi arrampicare. 


   Dunque: qual' è l' ultimo posto dove puoi recuperare le legna con una olgia (slitta) a ridosso del rio? Il margine di dubbio é di quattrocento metri e l' ala tranciata tra il motore e la carlinga ha determinato la caduta istantanea del Pretzel secondo la direzione di volo (proveniva da N-E) in un alveo incavato e stretto.

   Il 4 aprile, ad oltre 1.100 metri di quota non c'erano attività di sfalcio. “Potevano" in linea di principio esserci dei boscaioli ma ne dubito. Il termine usato da tutti i testimoni é stato "tassa di legnas" che inequivocabilmente indica una catasta con legna da ardere lunghe un metro. I tronchi si chiamano tajas e non si possono confondere i due termini. Con la scorta di testimonianze, relazioni, descrizioni di testimoni ed eseguiti alcuni sopralluoghi partendo dapprima dall' alto, poi dal fondo del canalone abbiamo ristretto il campo d' indagine fino al punto in cui abbiamo concluso che per portarla a termine ci volevano attrezzature specifiche ed a quel punto abbiamo contattato un membro del forum “Archeologi dell' aria”.

   Assieme a lui il 12 luglio risaliamo il riu Piciul e iniziamo a sondare con il metal detector un tratto di torrente lungo circa 5-600 metri. 
   Le nevicate hanno abbattuto molte piante ai lati del torrente e procediamo con fatica dapprima da un lato per poi percorrere il versante opposto in discesa.
   Finalmente lo strumento emette il primo segnale che c'é qualcosa sotto terra. Si tratta di una piastrina metallica rettangolare di pochi centimetri, ma la stampigliatura non ci lascia spazio a dubbi: é un pezzo dell' aereo.


  In breve nell' area circostante emergono lamiere, profili in alluminio, tubi idraulici. Il Pretzel é precipitato esattamente li, 69 anni prima.

   E' passato qualche mese e più e più volte abbiamo risalito il vallone per giungere alla base della roccia scura contro cui l' aereo ha concluso la sua corsa.
   Da anni ormai quei ragazzi risposano lontano da Ovaro: Papà Frank ha voluto riportare a casa il figlio a cui aveva dato il suo stesso nome; Generous é sepolto ad Arlinghton; gli altri a Firenze. Ma adesso anche qui c'è un posto dove poter lasciare un fiore.
   Tutti gli avieri erano volontari in quanto le probabilità di sopravvivere alla guerra erano molto basse. Una missione al giorno; se l'obiettivo era vicino anche due.
   Solo George Minerva 23 anni, di Brooklyn é di origini italiane. Una famiglia di tredici figli.
   Gli altri arrivavano da cittadine della provincia americana: Westfield-Massachussets, Red Rock-Oklahoma,  Broadhaven-North Carolina, West Hartford-Connecticut
   A tutti loro va un ricordo affettuoso per aver contribuito a cacciare il nazi-fascismo fuori dalla nostra valle e fuori dall' Europa.




   


lunedì 29 dicembre 2014

L’ “autonomista” centralista e centralizzatore

   I Comitati della montagna hanno salutato con interesse la nascita del “Laboratori di Autonomie” per l’obiettivo che si è posto di riproporre con forza il bisogno di Autonomia nelle sue varie declinazioni, settori, realtà territoriali, Comuni, Regione. A maggior ragione, poichè gli iniziatori sono stati i sindaci di 12 Comuni friulani: Tramonti di Sotto, Vito d’Asio, Rive d’Arcano, Flaibano, Mereto di Tomba, Sedegliano, Lestizza, Muzzane, Carlino, Torviscosa, Precenicco, Fiumicello.
   Già... Fiumicello, dove sindaco è il dott. Ennio Scridel.

Si dà però il caso che il dott. Scridel sia anche il presidente della Consulta d’Ambito Territoriale Ottimale (CATO) del Friuli Centrale , l’organismo succeduto all’ATO, a cui spettava il governo del servizio idrico prima che con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2012 questo passasse interamente all’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas (AEEG) di Milano, dal quale ora il CATO dipende.

   Ebbene, il dott. Scridel, sindaco di Fiumicello, in qualità di presidente del CATO ha ordinato di consegnare entro il 15.01.2015 a Carniacque spa le chiavi degli acquedotti ai suoi colleghi sindaci di Cercivento, Forni Avoltri e Ligosullo, comuni montani con popolazione inferiore a 1000 abitanti, che hanno continuato a gestire autonomamente il servizio idrico nei rispettivi comuni conformemente alla ferma volontà dei loro cittadini. Un paradosso che vede il presidente di un organismo strumentale dare ordini ad un ente di livello costituzionale qual è un comune! Come si sentirebbe il sindaco Sgridel se un sindaco della montagna e presidente della CATO gli ordinasse che cosa deve fare delle storiche fontane di Fiumicello?

   Lo ha fatto arrampicandosi sugli specchi di una sentenza superata dal dettato della recente Legge 11 novembre 2014, che all’art.7, comma 1, lettera b) così recita: ”Sono fatte salve le gestioni del servizio idrico in forma autonoma esistenti nei comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti istituite ai sensi del comma 5 dell’art. 148”. E’ il caso dei citati tre comuni.

   E così, mentre la Legge “romana” salvaguarda l’autonoma gestione decentrata di questi comuni, l’”autonomista” friulano dott. Scridel vuole centralizzarla in Carniacque spa (e oltre!), società oberata di debiti, come egli sa. La vogliono centralizzare i suoi colleghi del CdA, loro pure sindaci o amministratori comunali, Lo vuole particolarmente il rappresentante della Carnia, il già sindaco di Raveo, Ariis che, ora, dimentico, si accanisce contro i tre citati comuni carnici ed i comitati che lo sostennero contro l’apertura di una cava nella sua Raveo. Tutti costoro pensano forse di sanare le finanze di Carniacque con le bollette dei 133 abitanti di Ligosullo?!

   Lo ha fatto in fretta, senza aspettare che la nostra Regione a statuto speciale finalmente adotti, come deve, la legge di settore, ben sapendo che la Regione Liguria, a statuto ordinario, ha adottato la legge n.1/2014 che all’art 10 prevede la gestione autonoma dei comuni sino a 3.000 abitanti e resiste al ricorso avverso del governo. La ha fatto conoscendo l’ampia autonomia dei comuni trentini in materia di servizio idrico e non solo.

   Lo ha fatto ben sapendo che il prossimo futuro delle società di gestione del servizio idrico nella nostra regione è il loro accentramento ed assorbimento nella multiutility bolognese Hera, quotata in borsa, che ha già acquisito Acegas di Trieste e Amga di Udine: altro che autonomismo! Altro che sussidiaretà, principio base del buon governo! Il dott. Scridel non può non sapere questo e ignorare che il suo ruolo nella CATO è funzionale a questa politica centralizzatrice regionale e governativa.

   In questi giorni gli abitanti di Cercivento, Forni Avoltri e Ligosullo stanno sottoscrivendo una lettera d’invito alla presidente Serracchiani ad incontrarli. I Comitati invitano il dott. Scridel a salire in quei paesi e confrontarsi con gli abitanti, a fianco dei quali sono schierati i montanari, i quali sanno bene che l’autonomia vera comincia proprio dalle comunità locali.

   Al sindaco di Mereto di Tomba, Massimo Morettuzzo, dirigente del Centro di Volontariato Internazionale (Cevi), con cui i Comitati della montagna hanno un rapporto di collaborazione in difesa dell’”Acqua Bene Comune”, rivolgiamo l’invito a saper distinguere gli autonomisti veri da quelli falsi, ai quali fa comodo darsi anche un belletto di autonomista purchè giovi alla propria carriera politica.


29 dicembre 2014

Per il “Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento” (Tolmezzo): Franceschino Barazzutti
Per il “Comitato Carnia in movimento” (Valle del But): Renato Garibaldi
Per il “Comitato Per Altre Strade” (Val Tagliamento): Ira Conti
Per il “Comitato Acqua Libera” (Alta Valle del But): Antonino Galassi
Per il “Comitato Val Degano” (Val Degano): Paolo Querini
Per il “Comitato difesa e valorizzazione del lago” (Val del Lago): Annamaria Gisolfi