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lunedì 8 dicembre 2014

12 anni di Carniacque, tutto come da previsioni


Carniacque nasce quasi di soppiatto nel 2002. Tra i suoi soci fondatori anche due studi tecnici ed un impresa edile che evidentemente hanno intuito la potenzialità di una società che si propone di gestire ogni tipo di servizio, inclusi la telefonia ed i semafori.
I privati si ritirano in fretta in quanto la loro presenza nella gestione di un servizio pubblico non é giustificabile in alcun modo. In cambio ci sono Amga (detentrice dello know-how secondo il presidente Diego Carpenedo) ed un primo gruppo di Comuni carnici.
Gli altri arrivano subito dopo perché all' improvviso la gestione di acqua e fognature (il cosiddetto ciclo integrato) curata per anni direttamente dagli uffici manutenzione dei Comuni viene ora presentata ai pavidi amministratori come una responsabilità sproporzionata.

L’ acquedotto di un paese é quello che si definisce una macchina semplice: Opera di presa, caselli, condotte. Ma adesso qualcuno sostiene che ci vuole una Spa per gestirlo.
E’ tutto terrorismo. Terrorismo “interessato”
Perché se ti convinco che non puoi fare a meno di me per gestire la faccenda tu mi paghi perché io ti risolva il problema.

I depuratori dei paesi di montagna trattano reflui derivati a prevalenza dal metabolismo umano. Roba che all’ uscita di un vecchio bacino di chiarificazione già rientra nei parametri. Non serve nemmeno la vasca Imhoff: bastano i famosi cinque sassi. Da un giorno all' altro i depuratori diventano all' improvviso infra-strutture ingestibili. Roba da CNR. Dei ciclotroni.
Poi c'é l' armonizzazione con le direttive europee (Legge Galli) in base alla quale il pubblico non può più gestire direttamente attività produttive di reddito.
A qualche Sindaco la Società assume il figlio, così allo scarico di responsabilità si aggiunge un gradito plus e poi in fondo, al Comune viene garantito il 30% dei ricavi senza fare niente e senza rogne per gli amministratori. Meglio di così.

In breve però emergono i problemi: Già nel 2008 il nuovo presidente di Carniacque Renzo Petris chiede ai Comuni di rinunciare al promesso 30% per evitare che Carniacque chiuda e la gestione cada preda dei “foresti”. Chiuderebbe perché il bilancio è già in rosso di 130.000 euro. Così, le promesse economie di scala sono invece diventate perdite, un servizio più efficiente non c’è, le manuten-zioni e le riparazioni arrivano quando arrivano, gli allacciamenti hanno costi salati, i disagi per gli utenti sono aumentati. In sintesi: La gestione diretta comunale era di gran lunga migliore e meno costosa!

Questa situazione, immediatamente evidenziata non genera nessuna reazione da parte degli amministratori e in un tempo relativamente breve il passivo di un centinaio di migliaia di euro diventa di qualche milione.
Non è quindi bastato nemmeno quadruplicare le bollette (inviate semestral-mente per confondere un po' le acque). E il motivo é presto detto:
La gestione della bollettazione era gestita in precedenza dall' ufficio ragioneria di ciascun Comune che vi dedicava un paio di settimane all' anno mentre le manutenzioni erano seguite dagli operai dei Comuni che si trovavano già sul posto. Ora invece c'è un organico dedicato, una sede, dei mezzi, un Cda e per meglio giustificare la propria esistenza si redigono dei programmi che prevedono l' installazione di migliaia di contatori (816 nel solo 2012 per un investimento previsto pari a 1.200.000 euro tra il 2014 e il 2017) ed il convogliamento di tutti i reflui verso pochi depuratori centralizzati con scavi, chilometri di condotti che trasportano la cacca di qualche centinaio di abitanti di Enemonzo, giù fino a Tolmezzo.
Sorvoliamo sul fatto che in zona sismica l' aspetto tecnico si complica, ma possibile che a nessuno, prima di spendere somme di quell' entità non passi per la testa Europa per Europa, di andare a vedere come gestisce i reflui il Sindaco della Lesachtal giusto qua dietro?

L' ennesimo presidente avv. Luches é uno sveglio, messo li dalla Regione che ha capito che la faccenda va di male in peggio. In una lettera ai Soci (i Sindaci Ndr) presenta la desolante situazione con estremo realismo ammettendo la “posizione di debolezza di Carniacque Spa nel momento in cui i Soci o anche solo alcuni di essi pretendessero il pagamento delle proprie competenze in quanto la società non è al momento in grado di onorare tali legittime richieste, i cui importi a debito inevi-tabilmente continuano a crescere soprattutto per le rate dei mutui”.
Propone però la soluzione, in vista di “finanziare i corposi investimenti programmati” (vale a dire la cacca di Enemonzo giù a Tolmezzo): I Comuni cedano le loro reti alla società Carniacque, che così le potrà offrire in garanzia alle banche ed ottenere ulteriore credito (Leggi: contrarre ulteriori debiti che alla fine dovranno pagare i cittadini-utenti).

Tutto questo manovrare é ovviamente una mascalzonata perpetrata a danno della collettività, unica detentrice dei diritti sull' acqua bene collettivo, così come sancito -non da ultimo- dall' esito referendario e lo scopo noi lo abbiamo evidenziato da anni. Già nel 2005 infatti Illy e Galan lanciano una super alleanza tra le società di servizi annunciando di voler costituire un’ unica società multiutility, quotata in borsa, per la gestione anche del servizio idrico nel Veneto e nella nostra regione. Oggi lo scenario si allarga ulteriormente con la prospettiva che dei colossi possano “inghiottire” la gestione dei servizi (energia, acqua, depurazione) dell' intero nord Italia.

E la gente deve privarsi del telefono di casa per pagare le bollette.


sabato 1 settembre 2012

Volano schiaffi!


Ai vecchi e tanti schiaffi ricevuti, l’Alto Friuli e i suoi abitanti possono ora sommare un potente ceffone con la chiusura del Tribunale e della Procura di Tolmezzo. Stupisce che di fronte a questo volar di schiaffi e di ceffoni alcuni dei colpiti si limitino a qualche lacrimuccia di sobria protesta, altri siano completamente indifferenti, abituati come sono ad essere schiaffeggiati.

I vecchi dolorosi schiaffi ci sono stati menati nel nome di un “progresso” che al nostro territorio montano ha tolto ricchezza per portarla altrove, mentre ha lasciato a noi i danni di fiumi desertificati e di falde abbassate.. Dei tanti esempi di tale “progresso” mi limito ai più eclatanti: il sistema idroelettrico Sade ora Edipower, il Canal del Ferro-Valcanale riempito e segnato dalle nuove infrastrutture trasportistiche, usato solo come territorio da attraversare, ma. svuotato di abitanti e di posti di lavoro, l’oleodotto il cui transito dà al territorio zero vantaggi e solo servitù.

Gli schiaffi più recenti sono venuti da più parti: da Trieste da mani carniche con la soppressione delle Comunità Montane, con la chiusura di alcune stazioni forestali, con l’inutile autostrada Cadore-Amaro, da Poste Italiane spa che si porta via i nostri risparmi e ci lascia gli uffici chiusi, da Edipower che vuole guadagnare ancora di più distruggendo il lago di Cavazzo pompandone l’acqua (nostra) nel bacino di Verzegnis, da imprenditori privati che vogliono per sé i vantaggi dell’elettrodotto , ma lasciano le servitù , i pericoli sanitari e la deturpazioni al territorio attraversato ed ai suoi abitanti.

Una sberla ai residenti è arrivata anche dagli amministratori comunali con esose bollette conseguenti alla scelta di accentrare il servizio idrico in Carniacque spa. Tutto ovviamente senza interpellare nessuno.
Le mani dello Stato e della Regione sono già alzate e caleranno sulle nostre facce nel nome del taglio delle (loro) spese chiudendo l’Agenzia delle Entrate e l’Azienda Sanitaria, aumentando così le nostre spese a causa della crescente distanza tra gli utenti e le sedi dei servizi di pubblica utilità. Anche il ministero della difesa ha la mano alzata per calare lo schiaffo dell’apertura del contestato poligono del Bivera, mentre sul cielo della Carnia già svolazzano continuamente rumorosi velivoli militari in barba al turismo ed alla crisi.

Gli schiaffi più recenti sono venuti da mani istituzionali: dai parlamentari che non si sono spesi per mantenere il Tribunale e la Procura di Tolmezzo, al Prefetto di Udine che non ha trovato di meglio che delegare il suo vice a ricevere e redarguire con una predichetta i Sindaci, tali per elezione e non di nomina come lui, al Presidente carnico della Regione Tondo che ha tenuto un basso profilo sulla vicenda del Tribunale.

Ma gli schiaffi più inaspettati e dolorosi sono arrivati da mani di altissimo livello istituzionale: è stato penoso vedere i nostri sindaci ospiti ad Illegio in una visita presidenziale privata, privilegiata rispetto a quella ufficiale ripetutamente richiesta e negata, ad Ampezzo, capitale della Libera Repubblica Partigiana. Sorprende che la supplica dei sindaci presentata in tale circostanza dal veterano comandante partigiano Romano Marchetti nelle mani del Presidente della Repubblica sia rimasta senza una risposta per lo meno di cortesia. La risposta è venuta dal Governo con la definitiva confermo della chiusura del tribunale e della Procura di Tolmezzo!

Eppure, come ricordatogli da Marchetti, il Presidente Napolitano, quale custode della Costituzione certamente sa che questa recita “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento” ed inoltre “La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane”. Al contrario di questi dettati costituzionali, la chiusura del Tribunale e della Procura di Tolmezzo è centralizzatrice ed a danno della montagna!

Al di là della presenza o meno di accordi ufficiali di mantenere il Tribunale e Procura ove fosse accettato il nuovo carcere, per semplice buon senso non è accettabile che un territorio così vasto e particolare come l’Alto Friuli venga privato di tali presidi giudiziari. Come non è accettabile una politica che colpisce i territori e gli strati sociali più deboli.

La chiusura degli uffici giudiziari di Tolmezzo è l’ultima di una serie di prepotenze subite dal nostro territorio e dalla nostra gente ed è anticipatrice di altre. Vanno contrastati il principio e la pratica che ormai considera il nostro territorio un luogo al quale sottrarre risorse e servizi e collocarvi invece strutture impattanti. Il mancato binomio carcere-Tribunale ne è solo un esempio.

Non è più tempo di perbenismi, ma di risposte forti e determinate per evitare la chiusura del Tribunale e della Procura e salvare la nostra montagna dall’ulteriore degrado. E’ una questione di dignità della nostra terra, dei suoi abitanti, delle sue istituzioni, di chi le rappresenta. E’ necessario un atto di dignità! Se c’è ancora dignità! E allora:

1)i Sindaci, gli assessori e consiglieri comunali si dimettano tutti e consegnino le chiavi dei municipi al Prefetto

2)il carnico Tondo si dimetta da Presidente della Regione, facendo così, finalmente, una cosa buona per la montagna;

3)i cittadini escano dall’indifferenza, dal torpore, dal sonno ed attuino forme di disobbedienza civile. Vanno cacciati quei parlamentari e consiglieri regionali che sostengono questo governo le cui “riforme” colpiscono solo e sempre i deboli, territori e gli strati sociali. Dopo essere stati assenti sulla vicenda del Tribunale e sui problemi della nostra montagna, ora questi eletti approfittano di ogni occasione, dalle cerimonie ufficiali alle varie sagre, per mostrarsi in pubblico in cerca di voti per le elezioni della prossima primavera.

ABITANTE DELLA MONTAGNA, BASTA PORGERE L’ALTRA GUANCIA AGLI SCHIAFFI: REAGISCI!!!