domenica 20 novembre 2016
sabato 16 gennaio 2016
Lenta agonia degli uffici postali di montagna
Più veloce e più bello – Il
cambiamento siamo noi
Dev'essere per via di questa velocità
mozzafiato che la signora Ida da oltre dieci giorni non ha più
accesso al libretto di posta cointestato con il coniuge,
scomparso un anno fa.
Possibile che in un anno nessuno all'
ufficio postale si sia sognato di avvertirla che a presentazione della
successione il libretto le sarebbe stato bloccato e lei non avrebbe
più potuto disporre non dico dei risparmi del marito, ma nemmeno
della sua personale pensione che automaticamente viene accreditata
nel medesimo deposito?
Nell' attesa dello sblocco, stamane la
accompagno ad aprire un nuovo libretto e dare disposizione che
almeno le prossime pensioni vengano accreditate in un posto da cui i
soldi possano effettivamente venire prelevati per acquistare il pane e il latte.
Fa una gran fatica a salire in macchina ma in una decina di minuti
siamo fuori dall' ufficio. Un momento dopo è il nostro turno.
L' unica impiegata del piccolo ufficio
postale avverte gli altri utenti in fila che magari si facciano un
giro o una commissione perchè la procedura durerà una mezz'ora.
Vengono fotocopiati i documenti, il
libretto della pensione, inseriti i dati. Ma ecco che qualcosa si
intoppa nella procedura. Forse una delle caselline del monitor non è
stata riempita a dovere?
Vengono reinseriti i dati, si
passa alla schermata successiva ma poi nuovamente tutto si blocca. L'
impiegata prende il telefono ed inizia una conversazione con la
collega dell' ufficio di fondovalle e ripete passo-passo l'
inserimento, che nuovamente si resetta.
Sarà mai che uno per diventare un
operatore di sportello, il corso lo fa prima di entrare in servizio e
non on-line durante, con la
coda della gente che pazienta fin troppo stoicamente?
“Forse
era meglio se venivate un altro giorno quando al posto mio ci sarà
M.
Facciamo
giovedì?” L' anziana e malandata signora chiede se non può
intanto firmare e andarsene così da evitare la fatica di tornare un'
altra volta. Impensabile: Se non si arriva in fondo alla procedura i
moduli non escono stampati.
E'
passata già un' ora. Stiamo per andarcene rassegnati quando l'
addetta ci annuncia esultante che i dati sono stati assimilati dalla
macchina e non manca molto al completamento dell' iter fatidico.
Esce il libretto giallo e blu ma, cosa
accade? I fogli restanti non vengono stampati.
L' impiegata chiama un numero verde.
Parla a lungo e alla fine della telefonata ci annuncia che deve
annullare il libretto e ricominciare l' inserimento da capo.
Poi le viene un' ispirazione e richiama
l' ufficio di fondovalle. Non si capisce bene cosa si dicono, salvo
che le arrivano via fax molti fogli. La signora anziana è
esasperata. Scuote la testa e forse sta per piangere. Fortuna che c'è
una sedia dove se ne sta rassegnata, reggendo il bastone con una
mano.
Ora l' impiegata compila con diligenza,
a penna, i formulari ricevuti. Un' attesa che fa pensare all'
eternità e alla creazione del mondo. Mano a mano che mi passa i
fogli da dietro il vetro io li sottopongo a Ida per la firma.
Qualcuno ha tre spazi, tutti da siglare, qualcuno due: Legge sulla
privacy, autorizzazione all' accredito, revoca della precedente
autorizzazione, nomina del delegato all' incasso.
E' ormai passato
mezzogiorno e mezzo. Da ultimo ci chiede di versare sul nuovo
libretto la somma di dieci euro per giustificare la sussistenza del
rapporto come se le venticinque firme apposte non fossero
dimostrazione sufficiente della volontà di continuare a farsi del
male intrattenendo rapporti con un apparato idiota in
cui c'è magari qualcuno che non sapendo fare nemmeno del banale
lavoro di sportello si improvvisa promotore finanziario.
mercoledì 7 ottobre 2015
La rapina delle acque della Carnia, a norma di legge
Franceschino Barazzutti, a nome dei Comitati per la difesa territoriale della montagna friulana risponde al Sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo che giustifica la sottrazione della gestione dell' acqua ai Comuni con l' adempimento a una norma di legge.
Un comodo espediente, quello della norma di legge, per non dar conto delle scelte infelici iniziate con la creazione della società Carniacque nata -secondo quanto asserito dagli amministratori del tempo- proprio per mantenere in Carnia la gestione della risorsa.
Come da sempre sostenuto da chi ha da subito avversato questa scelta, la società di gestione non era altro che uno stadio preliminare che avrebbe aperto la strada verso la progressiva sottrazione di controllo da parte dei territori nei quali si trova la risorsa.
Come quel padre che, non riuscendo a far calare la febbre al suo bambino, non trova di meglio che calpestare il termometro frantumandolo sotto i piedi così una classe politica che non ha saputo tutelare i delicati equilibri e la magra economia della montagna ora accusa di populismo chi aveva da sempre segnalato i rischi della non scelta e del comodo farsi scudo dietro all' ineluttabilità di una legge iniqua.
Non è vero che non c'è scelta, come hanno a suo tempo dimostrato i sindaci "disobbedienti" della Carnia (ma anche della Sardegna) e come stanno dimostrando un terzo della Amministrazioni comunali del Friuli che si oppongono all' arroganza del governo regionale che intende sostituire ai rappresentanti eletti dai cittadini i propri "federali" per attuare le unioni territoriali (UTI) in Friuli Venezia Giulia.
Un comodo espediente, quello della norma di legge, per non dar conto delle scelte infelici iniziate con la creazione della società Carniacque nata -secondo quanto asserito dagli amministratori del tempo- proprio per mantenere in Carnia la gestione della risorsa.
Come da sempre sostenuto da chi ha da subito avversato questa scelta, la società di gestione non era altro che uno stadio preliminare che avrebbe aperto la strada verso la progressiva sottrazione di controllo da parte dei territori nei quali si trova la risorsa.
Come quel padre che, non riuscendo a far calare la febbre al suo bambino, non trova di meglio che calpestare il termometro frantumandolo sotto i piedi così una classe politica che non ha saputo tutelare i delicati equilibri e la magra economia della montagna ora accusa di populismo chi aveva da sempre segnalato i rischi della non scelta e del comodo farsi scudo dietro all' ineluttabilità di una legge iniqua.
Non è vero che non c'è scelta, come hanno a suo tempo dimostrato i sindaci "disobbedienti" della Carnia (ma anche della Sardegna) e come stanno dimostrando un terzo della Amministrazioni comunali del Friuli che si oppongono all' arroganza del governo regionale che intende sostituire ai rappresentanti eletti dai cittadini i propri "federali" per attuare le unioni territoriali (UTI) in Friuli Venezia Giulia.
"Ha la coda di paglia il sindaco di
Tolmezzo, Brollo" afferma Franceschino Barazzutti, "dal momento che, prima mi rivolge un invito – da
me accettato - ad incontrarlo nel suo ufficio per uno scambio di
opinioni sul servizio idrico, ma poi mi rivolge un attacco sulla stampa, nonostante gli abbia cortesemente messo a disposizione
un’abbondante documentazione sia sugli indirizzi centralizzatori e
speculativi su tale servizio, negativi per la nostra montagna, sia
sui modelli gestionali attuati positivamente in altre regioni a
statuto speciale.
Forse, il sindaco Brollo, sul
modello ora in auge per cui chi ha un ruolo istituzionale di
“comando” vuole sentirsi dare ragione dal suo interlocutore, pena
essere definito “gufo”, non ha apprezzato che nella
conversazione, cordiale, e nelle dichiarazioni alla stampa io abbia
esposto quelle che sono le mie convinte posizioni al riguardo non
coincidenti con le sue, sulle quali egli mette sbrigativamente il
timbro ora in auge “populiste”, anche se attuate positivamente
nel Trentino a statuto di autonomia speciale come la nostra Regione.
Populista anche la Giunta del Trentino?
Posizioni le mie, espresse in
passato e nel presente, che ritengono sbagliata la centralizzazione
della gestione del servizio idrico nei territori montani. Posizioni
confermate dal fallimento dell’esperienza di Carniacque.
Grave è
che da questa esperienza negativa non si voglia imparare nulla, anzi
si va a centralizzare ulteriormente il servizio addirittura nel
friulano Cafc, paghi di qualche contentino a venire, mentre nella
sostanza la Carnia perde, dopo le acque, tribunale, servizi postali,
CoopCa, ecc, persino l’acqua del rubinetto! Questa è la coda di
paglia del sindaco Brollo. Ma lui è pago! Ma a pagare è la gente.
Il sindaco Brollo, anziché
nascondersi frequentemente dietro al “lo vuole la legge”,
ricordando che le leggi non le scolpisce Mosè sul monte Sinai ma gli
uomini conformemente a determinati interessi che non considerano la
montagna, farebbe bene, vista la sua vicinanza alla Presidente ed
assessore alla montagna Serracchiani, a chiedere assieme agli altri
sindaci della Carnia una legislazione aderente ai bisogni della
montagna.
Non è Barazzutti – che non ha
tanto potere - a “mettere in cattiva luce i sindaci” ma la
continua caduta della Carnia e, nel caso di Tolmezzo, il fatto che
non si vede nessun “lusôr” a meno che non ci si
accontenti con qualche trionfalismo del “lumìn” acceso in
quello che era il tribunale.
Si chiede Brollo, in relazione alle
mie posizioni da lui definite populiste, a cosa mi sia giovata
“l’esperienza e l’importante passato di amministratore
pubblico”. Rispondo che mi è servita ad osare per uscire
dall’ordinarietà, a tenere la schiena dritta anche di fronte a chi
stava più in alto di me. Per questo sono stato rispettato e non
adoperato. Ciò, diversamente dalle troppe schiene che si piegano
come giunchi davanti ai “superiori” sino a diventare
trasmettitori in loco della di loro volontà anzichè far valere in
alto la volontà di chi sta in basso.
Al sindaco Brollo, nonostante
l’opaca partenza della sua amministrazione, auguro di riuscire a
fare almeno un po’ di quanto fece tanti anni fa l’allora sindaco
di Cavazzo Carnico Barazzutti".
giovedì 1 gennaio 2015
Alla ricerca di "Pretzel", il B-25 del monte Zoncolan
A Steubenville
su una collinetta che guarda le acque tranquille del fiume Ohio una targa in bronzo ricorda Frank S. Miller pilota di 27 anni,
precipitato con il suo bombardiere sopra Ovaro il 4 aprile 1945, un mercoledì
E' l' ultimo
mese della Seconda guerra mondiale. Da quaggiù i B-25 appaiono come
remote croci d' argento che attraversano in diagonale la valle.
Potendoli vedere da vicino, rivelerebbero una tecnologia stellare: quella che fa vincere le guerre.
Ciascun apparecchio della squadriglia ha un nome. Ogni aereo ha sul muso un disegno e
tante tacche nere quante sono le missioni effettuate.
Pretzel é identificabile
dal fumetto di Pippo vestito da cow-boy che impugna due pistole; Oklahoma
Betsie riporta il cartoon di una mucca pezzata.
Alla base di
Ghisonaccia in Corsica e passata da poco ora di pranzo quando la
squadriglia decolla.
Il cielo é terso; la visibilità illimitata. In tre ore gli aerei sono sopra la Val Degano trasmettendo ai versanti una vibrazione
cupa. Altri quattro minuti e il puntatore attraverso la cupola in
plexiglass vede sotto di se il fiume Gail e il ponte di Drauburg
che é venuto a bombardare per tagliare i rifornimenti ai tedeschi
che si trovano ancora in Friuli.
Ancora un mese e sarà tutto finito.
Ancora un mese e sarà tutto finito.
Ma quel giorno
c'é qualcosa che fa andare tutto storto.
A due dei
dodici velivoli si bloccano i portelli delle bombe. Gli altri
sganciano, ma gli ordigni non colpiscono l' obiettivo.
Descrivendo un
largo arco la squadriglia si mette sulla via del ritorno e passa
sopra la sella del monte Tamai.
E' in quel
momento che si verifica l' incidente.
Un vuoto d'aria improvviso, maledetto. Pretzel entra in collisione con Oklahoma
Betsie.
L' ala del velivolo viene troncata di netto e precipita sulla montagna con uno dei motori attaccato.
L' ala del velivolo viene troncata di netto e precipita sulla montagna con uno dei motori attaccato.
Non c'è tempo
di fare niente. Sotto l' aereo c'è un canalone fitto di alberi e
rocce nerastre. il B-25 ci precipita dentro in vite e si schianta sul
fondo, contro una catasta di legna. Il capitano Miller e i sei
componenti dell' equipaggio muoiono tutti.
Alla guida
dell' altro B-25 c'é un uomo che sembra uscito da un romanzo, nonostante abbia solo 23 anni: E' il capitano Donald Oliver.
Il suo aereo ha il timone di coda tranciato, ma Donald é convinto di riuscire a portarlo giù.
Il suo aereo ha il timone di coda tranciato, ma Donald é convinto di riuscire a portarlo giù.
Nella sua memoria sono rimasti impressi i prati di
Paularo ed é li che si dirige dopo aver ordinato agli altri membri
dell' equipaggio di rimanere a bordo. Una scelta che gli risulterà
fatale.
Il bombardiere
ha riportato troppi danni. Lo capisce nei pochi secondi restanti il copilota
Palmer, che ordina all' equipaggio di lanciarsi.
Oliver rimane
al suo posto "As I have good reason to know and I believe"
-dichiarerà Palmer nel suo rapporto- "he refused to consider
the possibility of losing his plane" (come ho buon motivo di
ritenere e sapere, aveva escluso la possibilità di poter perdere il suo aereo).
"C' era tutto il tempo per tutti per
lanciarsi -continua- "ma lui non fece nessun apparente tentativo
per prepararsi al lancio e ritengo quindi, che lui non abbia mai
avuto l' intenzione di lanciarsi".
68
anni più tardi un ragazzo che ha il mio stesso nome (ma é molto più giovane) ha ancora in testa la storia ascoltata tanti anni prima.
Ricorda le lamiere di alluminio verde oliva che ricoprivano due fienili posti in
località diverse della montagna, ha avuto in mano alcuni pezzi
raccolti sul luogo dello schianto da un meccanico di Liariis e vuole
dare compiutezza alla vicenda.
"Da
dove arrivavano?" Chiedo a zio Toni stando nel cortile di casa a
Ovaro - "Dalla Valcalda" - "Dove scomparivano?" -
"Dietro il monte Avedrugno”.
Le
testimonianze non parlano di un aereo precipitato su un prato, ma tàl
Riu da Scaléta. E il rio si alza subito di quota con costoni alti e
franosi che non si possono ne salire ne scendere. Dalle Staipe di
Navas -ultimi prati ora imboschiti- arrivi sul ciglio di un burrone
di cinquanta metri, sul fondo del quale nessuno può fare una catasta
di legna e l' aereo sarebbe ancora li perché per arrivarci devi
arrampicare.
Dunque: qual' è l' ultimo posto dove puoi
recuperare le legna con una olgia (slitta) a ridosso del rio? Il
margine di dubbio é di quattrocento metri e l' ala tranciata tra il
motore e la carlinga ha determinato la caduta istantanea del Pretzel
secondo la direzione di volo (proveniva da N-E) in un alveo incavato
e stretto.
Il
4 aprile, ad oltre 1.100 metri di quota non c'erano attività di
sfalcio. “Potevano" in linea di principio esserci dei
boscaioli ma ne dubito. Il termine usato da tutti i testimoni é
stato "tassa das legnas" che inequivocabilmente indica una
catasta con legna da ardere lunghe un metro. I tronchi si chiamano
tajas e non si possono confondere i due termini. Con la scorta di
testimonianze, relazioni, descrizioni di testimoni ed eseguiti alcuni sopralluoghi partendo dapprima dall' alto, poi dal fondo del canalone ho ristretto il campo d' indagine fino al punto in cui ho concluso che per portarla a termine ci volevano attrezzature specifiche ed a quel punto ho contattato un
membro del forum “Archeologi dell' aria”.
Assieme a lui il 12
luglio risaliamo il riu Piciul e iniziamo a sondare con
il metal detector un tratto di torrente lungo circa 5-600 metri.
Le nevicate hanno abbattuto molte piante ai lati del torrente e procediamo con fatica dapprima da un lato per poi percorrere il versante opposto in discesa.
Finalmente lo strumento emette il primo segnale che c'é qualcosa sotto terra. Si tratta di una piastrina metallica rettangolare di pochi centimetri, ma la stampigliatura
non ci lascia spazio a dubbi: é un pezzo dell' aereo.
In
breve nell' area circostante emergono lamiere, profili in
alluminio, tubi idraulici. Il Pretzel é precipitato esattamente li,
69 anni prima.
E' passato qualche mese e più e più volte abbiamo risalito il vallone per giungere alla base della roccia scura contro cui l' aereo ha concluso la sua corsa.
Da anni ormai quei ragazzi riposano lontano da Ovaro: Papà Frank ha voluto riportare a casa il figlio che aveva il suo stesso nome; Generous é sepolto ad Arlinghton; gli altri a Firenze. Ma adesso anche qui c'è un posto dove poter lasciare un fiore.
Tutti gli avieri erano volontari in quanto le probabilità di sopravvivere alla guerra erano molto basse. Una missione al giorno; se l'obiettivo era vicino anche due.
Solo George Minerva 23 anni, di Brooklyn é di origini italiane. Una famiglia di tredici figli in cui si ricordano ancora di quel giovane zio, caduto in Italia. Michael e Toni mi scrivono un paio di volte all' anno. Sono commessi per il piccolo cippo che abbiamo realizzato sul luogo dell' incidente e per la pagina di Facebook dove racconto la storia dello sfortunato aereo.
Delle famiglie degli altri menbri dell'equipaggio, originari di cittadine della provincia americana come Westfield-Massachussets, Red Rock-Oklahoma, Broadhaven-North Carolina, West Hartford-Connecticut non abbiamo notizie, ma quasi ogni settimana dagli Stati Uniti qualcuno lascia un segnale.
A tutti loro comunque va un ricordo affettuoso per aver contribuito a cacciare il nazi-fascismo fuori dalla nostra valle e fuori dall' Europa.
Delle famiglie degli altri menbri dell'equipaggio, originari di cittadine della provincia americana come Westfield-Massachussets, Red Rock-Oklahoma, Broadhaven-North Carolina, West Hartford-Connecticut non abbiamo notizie, ma quasi ogni settimana dagli Stati Uniti qualcuno lascia un segnale.
A tutti loro comunque va un ricordo affettuoso per aver contribuito a cacciare il nazi-fascismo fuori dalla nostra valle e fuori dall' Europa.
lunedì 29 dicembre 2014
L’ “autonomista” centralista e centralizzatore
I Comitati della
montagna hanno salutato con interesse la nascita del “Laboratori di
Autonomie” per l’obiettivo che si è posto di riproporre con
forza il bisogno di Autonomia nelle sue varie declinazioni, settori,
realtà territoriali, Comuni, Regione. A maggior ragione, poichè gli
iniziatori sono stati i sindaci di 12 Comuni friulani: Tramonti di
Sotto, Vito d’Asio, Rive d’Arcano, Flaibano, Mereto di Tomba,
Sedegliano, Lestizza, Muzzane, Carlino, Torviscosa, Precenicco,
Fiumicello.
Già... Fiumicello,
dove sindaco è il dott. Ennio Scridel.
Si dà però il caso
che il dott. Scridel sia anche il presidente della Consulta d’Ambito
Territoriale Ottimale (CATO) del Friuli Centrale , l’organismo
succeduto all’ATO, a cui spettava il governo del servizio idrico
prima che con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del
20 luglio 2012 questo passasse interamente all’Autorità per
l’Energia Elettrica ed il Gas (AEEG) di Milano, dal quale ora il
CATO dipende.
Ebbene, il dott.
Scridel, sindaco di Fiumicello, in qualità di presidente del CATO
ha ordinato di consegnare entro il 15.01.2015 a Carniacque spa le
chiavi degli acquedotti ai suoi colleghi sindaci di Cercivento, Forni
Avoltri e Ligosullo, comuni montani con popolazione inferiore a 1000
abitanti, che hanno continuato a gestire autonomamente il servizio
idrico nei rispettivi comuni conformemente alla ferma volontà dei
loro cittadini. Un paradosso che vede il presidente di un organismo
strumentale dare ordini ad un ente di livello costituzionale qual è
un comune! Come si sentirebbe il sindaco Sgridel se un sindaco della
montagna e presidente della CATO gli ordinasse che cosa deve fare
delle storiche fontane di Fiumicello?
Lo ha fatto
arrampicandosi sugli specchi di una sentenza superata dal dettato
della recente Legge 11 novembre 2014, che all’art.7, comma 1,
lettera b) così recita: ”Sono fatte salve
le gestioni del servizio idrico in forma autonoma esistenti nei
comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti istituite
ai sensi del comma 5 dell’art. 148”. E’ il caso dei citati tre
comuni.
E così, mentre la
Legge “romana” salvaguarda l’autonoma gestione decentrata di
questi comuni, l’”autonomista” friulano dott. Scridel vuole
centralizzarla in Carniacque spa (e oltre!), società oberata di
debiti, come egli sa. La vogliono centralizzare i suoi colleghi del
CdA, loro pure sindaci o amministratori comunali, Lo vuole
particolarmente il rappresentante della Carnia, il già sindaco di
Raveo, Ariis che, ora, dimentico, si accanisce contro i tre citati
comuni carnici ed i comitati che lo sostennero contro l’apertura di
una cava nella sua Raveo. Tutti costoro pensano forse di sanare le
finanze di Carniacque con le bollette dei 133 abitanti di Ligosullo?!
Lo ha fatto in
fretta, senza aspettare che la nostra Regione a statuto speciale
finalmente adotti, come deve, la legge di settore, ben sapendo che la
Regione Liguria, a statuto ordinario, ha adottato la legge n.1/2014
che all’art 10 prevede la gestione autonoma dei comuni sino a 3.000
abitanti e resiste al ricorso avverso del governo. La ha fatto
conoscendo l’ampia autonomia dei comuni trentini in materia di
servizio idrico e non solo.
Lo ha fatto ben
sapendo che il prossimo futuro delle società di gestione del
servizio idrico nella nostra regione è il loro accentramento ed
assorbimento nella multiutility bolognese Hera, quotata in borsa, che
ha già acquisito Acegas di Trieste e Amga di Udine: altro che
autonomismo! Altro che sussidiaretà, principio base del buon
governo! Il dott. Scridel non può non sapere questo e ignorare che
il suo ruolo nella CATO è funzionale a questa politica
centralizzatrice regionale e governativa.
In questi giorni gli
abitanti di Cercivento, Forni Avoltri e Ligosullo stanno
sottoscrivendo una lettera d’invito alla presidente Serracchiani ad
incontrarli. I Comitati invitano il dott. Scridel a salire in quei
paesi e confrontarsi con gli abitanti, a fianco dei quali sono
schierati i montanari, i quali sanno bene che l’autonomia vera
comincia proprio dalle comunità locali.
Al sindaco di Mereto di
Tomba, Massimo Morettuzzo, dirigente del Centro di Volontariato
Internazionale (Cevi), con cui i Comitati della montagna hanno un
rapporto di collaborazione in difesa dell’”Acqua Bene Comune”,
rivolgiamo l’invito a saper distinguere gli autonomisti veri da
quelli falsi, ai quali fa comodo darsi anche un belletto di
autonomista purchè giovi alla propria carriera politica.
29 dicembre 2014
Per il “Comitato tutela
acque del bacino montano del Tagliamento” (Tolmezzo):
Franceschino Barazzutti
Per il “Comitato Carnia
in movimento” (Valle del But): Renato Garibaldi
Per il “Comitato Per
Altre Strade” (Val Tagliamento): Ira Conti
Per il “Comitato Acqua
Libera” (Alta Valle del But): Antonino Galassi
Per il “Comitato Val
Degano” (Val Degano): Paolo Querini
Per il “Comitato difesa
e valorizzazione del lago” (Val del Lago): Annamaria Gisolfi
lunedì 8 dicembre 2014
12 anni di Carniacque, tutto come da previsioni
Carniacque nasce quasi di soppiatto nel 2002. Tra i suoi soci fondatori anche due studi tecnici ed un impresa edile che evidentemente hanno intuito la potenzialità di una società che si propone di gestire ogni tipo di servizio, inclusi la telefonia ed i semafori.
I
privati si ritirano in fretta in quanto la loro presenza nella
gestione di un servizio pubblico non é giustificabile in alcun modo.
In cambio ci sono Amga (detentrice dello know-how
secondo
il presidente Diego Carpenedo) ed un primo gruppo di Comuni carnici.
Gli
altri arrivano subito dopo perché all' improvviso la gestione di
acqua e fognature (il cosiddetto ciclo integrato) curata per anni
direttamente dagli uffici manutenzione dei Comuni viene ora
presentata ai pavidi amministratori come una responsabilità
sproporzionata.
L’
acquedotto di un paese é quello che si definisce una macchina
semplice: Opera di presa, caselli, condotte. Ma adesso qualcuno
sostiene che ci vuole una Spa per gestirlo.
E’ tutto
terrorismo. Terrorismo “interessato”
Perché se ti convinco
che non puoi fare a meno di me per gestire la faccenda tu mi paghi
perché io ti risolva il problema.
I
depuratori dei paesi di montagna trattano reflui derivati a
prevalenza dal metabolismo umano. Roba che all’ uscita di un
vecchio bacino di chiarificazione già rientra nei parametri. Non
serve nemmeno la vasca Imhoff: bastano i famosi cinque sassi. Da un
giorno all' altro i depuratori diventano all' improvviso
infra-strutture ingestibili. Roba da CNR. Dei ciclotroni.
Poi
c'é l' armonizzazione con le direttive europee (Legge Galli) in base
alla quale il pubblico non può più gestire direttamente attività
produttive di reddito.
A
qualche Sindaco la Società assume il figlio, così allo scarico di
responsabilità si aggiunge un gradito plus
e
poi in fondo, al Comune viene garantito il 30% dei ricavi senza fare
niente e senza rogne per gli amministratori. Meglio di così.
In
breve però emergono i problemi:
Già nel 2008
il nuovo presidente di Carniacque Renzo Petris chiede
ai Comuni
di rinunciare al promesso 30% per evitare che Carniacque chiuda e la
gestione cada preda dei “foresti”. Chiuderebbe perché il
bilancio è già in rosso di 130.000 euro. Così, le promesse
economie di scala sono invece diventate perdite, un servizio più
efficiente non c’è, le manuten-zioni e le riparazioni arrivano
quando arrivano, gli allacciamenti hanno costi salati, i disagi per
gli utenti sono aumentati. In sintesi: La gestione diretta comunale
era di gran lunga migliore e meno costosa!
Questa
situazione, immediatamente evidenziata non genera nessuna reazione da
parte degli amministratori e in un tempo relativamente breve il
passivo di un centinaio di migliaia di euro diventa di qualche
milione.
Non
è quindi bastato nemmeno quadruplicare le bollette (inviate
semestral-mente per confondere un po' le acque).
E il motivo é presto detto:
La
gestione della bollettazione era gestita in precedenza dall' ufficio
ragioneria di ciascun Comune che vi dedicava un paio di settimane
all' anno mentre le manutenzioni erano seguite dagli operai dei
Comuni che si trovavano già sul posto. Ora invece c'è un organico
dedicato, una sede, dei mezzi, un Cda e per meglio giustificare la
propria esistenza si redigono dei programmi
che prevedono l' installazione di migliaia di contatori (816 nel solo
2012 per un investimento previsto pari a 1.200.000 euro tra il 2014 e
il 2017) ed il convogliamento di tutti i reflui verso pochi
depuratori centralizzati con scavi, chilometri di condotti che
trasportano la cacca di qualche centinaio di abitanti di Enemonzo,
giù fino a Tolmezzo.
Sorvoliamo
sul fatto che in zona sismica l' aspetto tecnico si complica, ma
possibile che a nessuno,
prima di spendere somme di quell' entità non passi per la testa
Europa per Europa, di andare a vedere come gestisce i reflui il
Sindaco della Lesachtal giusto qua dietro?
L'
ennesimo presidente avv. Luches é uno sveglio, messo li dalla
Regione che ha capito che la faccenda va di male in peggio. In
una lettera ai Soci
(i Sindaci Ndr) presenta la desolante situazione con estremo realismo
ammettendo la “posizione
di debolezza di Carniacque
Spa nel momento
in cui i Soci o anche solo alcuni di essi pretendessero il pagamento
delle proprie competenze in quanto la società non è al momento in
grado di onorare tali legittime richieste, i cui importi a debito
inevi-tabilmente continuano a crescere soprattutto per le rate dei
mutui”.
Propone
però la soluzione, in vista di “finanziare
i corposi investimenti programmati”
(vale a dire la cacca di Enemonzo giù a Tolmezzo): I Comuni
cedano le loro reti alla società Carniacque,
che così le potrà offrire in garanzia alle banche ed ottenere
ulteriore credito (Leggi: contrarre ulteriori debiti che alla fine
dovranno pagare i cittadini-utenti).
Tutto
questo manovrare é ovviamente una mascalzonata perpetrata a danno
della collettività, unica detentrice dei diritti sull' acqua bene
collettivo, così come sancito -non da ultimo- dall' esito
referendario e lo scopo noi lo abbiamo evidenziato da anni. Già nel
2005 infatti Illy e Galan lanciano una super alleanza tra le società
di servizi annunciando di voler costituire un’ unica società
multiutility, quotata in borsa, per la gestione anche del servizio
idrico nel Veneto e nella nostra regione. Oggi lo scenario si allarga
ulteriormente con la prospettiva che dei colossi possano
“inghiottire”
la gestione dei servizi (energia, acqua, depurazione) dell' intero
nord Italia.
E
la gente deve privarsi del telefono di casa per pagare le bollette.
mercoledì 28 maggio 2014
Una stòria véra (però simbolica e ancje un pooc polìtica)
Magna imbredeàda
Furént
Impotént
Tu ciris di distrigàla e a ti faas
cuintra
No si rint cont -ma tu si-
che usnòt a sarà muarta.
E alòra tu scuèns risolviti a salvaala
ca lu vole, o no
e tu tajas un par un i filistrìns
stant atént di no fai màl
Magna liberàda
sparìs ta jérba alta
No si rint cont
No si ferma a dì grazie
Ma tu, tu saas di ve fàt
ce c'al lava fàt
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