domenica 11 agosto 2019
giovedì 1 agosto 2019
Ovaro non pervenuto
Nulla
da segnalare nella seduta di ieri sera in Consiglio comunale. Nulla
in quanto l'Amministrazione non ha ritenuto di prendere in
considerazione l'interpellanza e la mozione, pur presentate dalle
opposizioni in tempo utile e nei modi rituali. Peccato
perchè il pubblico aveva occupato tutti i posti a sedere disponbili
compresi i coperchi dei due cassoni contenenti gli scheletri della
necropoli di Liariis che -interpellati- magari si sarebbero
dimostrati più propensi al dialogo dei rappresentanti della
maggioranza.
Nello
specifico, l'assessore alla sanità ed assistenza è rimasta muta sui
motivi che hanno indotto la giunta a sospendere il servizio di
somministrazione dei pasti agli anziani a partire dal primo settembre
prossimo; servizio che val la pena ricordare risultava coperto al 94%
dagli utenti, dunque si pagava da solo. Non ci pare tra l'altro ci
fosse accenno di questa scelta sul programma della lista futurovaro
anche se questa idea già doveva esserci visto che sono passati solo
due mesi dalle elezioni. Ma forse i cittadini non avrebbero gradito.
Non vorrei che "le iniziative a favore delle persone anziane"
riguardassero il fine vita.
![]() |
| Scan dal volantino della lista futurovaro |
Ugualmente non sono state date spiegazioni sul perché l' Amministrazione di Ovaro abbia finora sisertato ogni riunione, vuoi della Proloco, vuoi dell' Unione territoriale (UTI) alla quale pur ci risulta vengano versate somme sul cui impiego il Comune avrebbe il diritto-dovere di esercitare un' azione di controllo. Poi detto tra noi, in UTI c'è qualche milione di euro disponibile per progetti che se non ti fai avanti verranno semplicemente destinati agli altri Comuni. Silenzio anche sui motivi per cui la miniera di Cludinico quest'anno è rimasta chiusa in piena stagione estiva.
Pare -anzi è certo- che l'Amministrazione rinunci ad avere un tecnico comunale di livello direttivo. Decisone bizzarra visto che nel frattempo il Comune si è ritirato da ogni convenzione per la gestione associata di alcuni servizi. Ci chiediamo chi -tra breve- rilascerà le autorizzazioni ed i certificati visto che al posto del tecnico si è deciso di assumere... Un cuoco! Un cuoco? Si, perchè il servizio mensa che da tempo era dato in appalto ritornerà alla gestione diretta (v.delibera). Per riattivare la mensa servono appunto un cuoco ed un aiuto cuoco. Ma all' interno dell' organico del Comune l'unica figura idonea a fungere da aiuto cuoco al momento è però stata destinata al servizio pulizie ed all' accompagnamento scuolabus, pertanto in futuro queste mansioni dovranno venire affidate a personale esterno non si sa bene con quali costi.
Ci si interroga sui motivi di queste scelte: L'ufficio tecnico gestito tra più Comuni (Ovaro, Comeglians, Forni Avoltri) bene o male funzionava e forse sarebbe stato preferibile estendere la convenzione al Comune di Prato Carnico per il semplice motivo che molti impiegati a fine d'anno andranno in quiescenza (anzianità o quota 100) e si verificheranno comunque dei disservizi. Invece pare che l'elemento cardine della gioiosa macchina amministrativa sia il cuoco (come il maggiordomo nei libri gialli!). Forse la richiesta di un parere agli uffici prima di procedere a questi sconvolgimenti avrebbe aiutato. Ci spiacerebbe che all' origine di queste scelte di cui non afferriamo la reale praticità ci fosse la maggiore o minore gradevolezza derivante per qualcuno dal dedicarsi alle attività culinarie piuttosto che alle pulizie o all' accomnpagamento alunni.
Verso fine seduta alcuni momenti di tensione: Al rifiuto da parte del Sindaco di dare spiegazioni vi sono state proteste anche vivaci e scrosci di applausi che suonavano un po' come "Bravi! Continuate così!".
Un cittadino in particolare sarebbe anche stato allontanato, se malauguratamente dopo che il vigile è diventato Sindaco non fosse venuta a mancare una figura atta allo scopo ne si sono fatti avanti dei volontari. Curiosa la maglietta che indossava perché non si trova nei negozi. Non ho capito bene il suo significato, ma dopo l'uscita del pubblico e della minoranza dalla sala consiliare, l'Amministrazione si è trattenuta dentro l'aula "sorda e grigia" a confabulare non si è visto bene con chi.
mercoledì 23 gennaio 2019
Ma è poi giusto che le cose debbano andare così?
Cari Marco e Laura,
Mi avete chiesto com'è andato l' incontro con i rappresentanti della Regione che ci dovevano rassicurare sulle tempistiche di riapertura del ponte di San Martino. Avevamo capito che volevano farci una sorpresa e i lavori erano già affidati, invece è stata una delusione: Se tutto va come prevedono a marzo parte la progettazione, poi l'autorizzazione paesaggistica, la Soprintendenza. Insomma dovremo aspettare la fine dell' estate per poter di nuovo attraversare.
Curioso come funzionano le opere pubbliche. Dopo l'alluvione in due gorni di scavatore abbiamo ripristinato cento metri di strada forestale franata realizzando una scogliera e invece pare che qui ci siano difficoltà a mollare giù un po' di camion di materiale in un buco dando provvisoria soluzione al problema in attesa di un intervento definitvo. Non so se si rendono conto che fino al ponte di Muina -verso valle- e fino al ponte sulla Pesarina dal lato opposto non c'è modo di passare. Ho misurato il tragitto e sono sei chilometri che si riducono a quattro ma attraversando a piedi la passerella di Cella che è chiusa con i cubi di calcestruzzo già da otto anni perché lasciare che venga usata, come si è fatto per cinquant'anni, è una responsabilità.
Nel corso dell'incontro hanno parlato di un costo di 700.000 euro confermato il giorno dopo anche dalla stampa. Mi auguro che si riferissero al ripristino di tutto il sito: Scarpata d' accesso al ponte, sito archeologico della Basilica paleocristiana, casa di Tiziano ed asporto del materiale alluvionale perché sarebbe ben curioso che la somma si riferisse al solo ponte anche rifacendo le spalle faccia a vista sui due lati.
Qualcuno dei presenti ha sollevato il problema delle responsabilità. Ne parlava proprio l'ex capo fabbrica della Cartiera di Ovaro ed era piuttosto incazzato perché quando la chiusa della centrale era gestita dalla cartiera non si era mai sentito che l'acqua avesse trabordato all' indietro fino ad allagare chiesa e segheria. Sull' argomento la parlamentare Savino è stata perentoria "Se volete il ponte non sollevate casini, altrimenti qui interviene la magistratura, il sito finisce sotto sequestro e i tempi della giustizia, si sa...".
Me ne sono venuto via perplesso. D'accordo su una linea moderata e fattiva: niente giustizialismo spicciolo, niente forche ma il signore che gestisce la chiusa e la centrale idroelettrica quando si tratta di incassare i soldi della corrente mica li divide con i cittadini di Ovaro; perchè allora quando si verifica un danno -pure e fortunatamente senza vittime- i costi e i disagi di una "condotta plausibilmente imprudente nel corso dell' evento calamitoso" devono ricadere sulla collettività?
Non c'è un'assicurazione che copre un' attività potenzialmente pericolosa? Cosa ci garantisce dalla reiterazione dell' avento visto che quel vostro esperto di clima che ha parlato a Tolmezzo (a proposito sto ancora aspettando la data in cui lo avremo qua al centro sociale) dice che questi fenomeni devono essere attesi con crescente frequenza?
Comunque ho trovato questa foto dove ci sono mia nonna con lo zio piccolo. E' sicuro del 1941 perché lui è del trentasette. Come potete vedere le paratie sono alla stessa quota delle attuali. Significa che basta tirarle su e viene fuori un mare d'acqua dritto verso fondovalle ed è impossibile che rifluisca all' indietro, tant'è che il riflusso non si è verificato nel 1966 quando invece ci sono stati dei morti in altre località della valle e nemmeno nel 1992 dove tu Marco hai potuto vedere nella mia diapositiva in che quantità usciva l'acqua dalle paratie aperte.
Ah, una delusione anche i nostri amici del centro sinistra: Ci invitano tutti giù al ponte per sabato alle 12:30 -dalla parte sbagliata, tanto per agevolare- e poi non si presenta nessuno. Vedremo se si presentano sotto elezioni.
Neanche il Sindaco si è fatto vivo ed è strano perché mi ricordavo che era in lista per il Senato nel 2013 proprio nello stesso partito del vicepresidente Riccardi. Cosa è successo? Possibile che non sia stata avvertita dell' arrivo degli autorevoli ospiti? Intanto la spalla del ponte è li che sembra che pianga, con il guard-rail che penzola nel vuoto.
Tiziano, quello che è rimasto senza casa, non sapeva dove girarsi. Se ne stava defilato a cercare di capire se dei milioni di euro stanziati sarebbe avanzato qualcosa per lui e la gente giù a insistere "Fate venire avanti lo sfollato!". Era una scena un po' da commedia napoletana, ma a me proprio non riusciva di ridere.
lunedì 3 dicembre 2018
Comunicato dei Comitati per la tutela acque del bacino montano
I
dirigenti del Consorzio Acquedotto Friuli Centrale (CAFC) devono aver
percepito il diffuso malcontento degli utenti della Carnia, Val
Fella e Resia nei confronti della gestione del servizio idrico dopo
che questo - espropriando le singole comunità della montagna - è
passato prima dai Comuni a Carniacque e poi da quest’ultima al CAFC
spogliando l’intera montagna della gestione del suo bene primario
qual è l’acqua, centralizzandola in quel di Udine e in futuro
nella bolognese multiutility Hera, già ora ben presente in regione.
Infatti
dopo le legnate delle bollette salate cercano di mostrare un
atteggiamento “benigno” verso la montagna disastrata dai recenti
eventi calamitosi. Lo fanno annunciando con diversi comunicati agli
organi d’informazione la rinuncia del CAFC al pagamento da parte
degli utenti prima dell’acqua dei rubinetti per il periodo in cui a
causa dell’alluvione mancava o non era potabile e, dopo qualche
giorno, anche al pagamento delle quote per la depurazione.
Sorge
una domanda: che cosa abbuona il CAFC agli utenti se a seguito
dell’alluvione l’acqua del rubinetto non c’era o non era
potabile e i depuratori non erano funzionanti? Nulla! Poiché non c’è
stata prestazione e quindi nulla è dovuto dagli utenti. Il preteso
“abbuono” del CAFC non può che essere considerato una trovata
ridicola. Montanari sì, ma tonti no.
Anzichè
simili “abbuoni” gli abitanti della montagna si aspettano un
servizio migliore, tariffe incentivanti per viverci, una gestione
decentrata a livello delle locali comunità o delle vallate in cui si
articola la montagna friulana, sì da rendere gli abitanti attori e
partecipi delle decisioni riguardanti un servizio vitale qual è
quello idrico e l’acqua più in generale, bene comune. I bisogni
delle comunità di montagna non si risolvono con il centralismo, ma
con il decentramento a livello locale: lo insegna il Trentino Alto
Adige dove il Comune gestisce l’intera rete idrica e quella
fognaria interna all’abitato, stabilisce la tariffa e la incassa
mantenendo così gli introiti in loco, mentre la Provincia gestisce
la rete fognaria esterna e il depuratore.
Nel
contesto montano non sono applicabili soluzioni “cittadine”. Ne
sono un esempio i contatori applicati alle utenze negli abitati
montani, che sono fonte di una molteplicità di problemi per l’utente
in quanto facilmente soggetti a rotture a causa del ghiaccio con
conseguenti disagi, perdite d’acqua, maggiori costi, tanto più se
l’installazione viene imposta dall’alto senza il coinvolgimento e
la condivisione della comunità locale, come avviene nella Val
Pesarina ed in tante altre località montane dove è regola storica
che le utenze paghino il servizio idrico a forfait.
C’era
un fondamento logico rispondente alla specificità della montagna se
da quando, tanto tempo fa, si è passati dall’erogazione dell’acqua
alla fontana del paese a quella alle utenze singole, se gli
amministratori comunali che si sono succeduti hanno adottato il
pagamento a forfait. Era ed è un fondamento nella cultura montanara,
che è cultura dell’acqua.
I
giusti principi ed intenti della Carta della Montagna appena
presentata dalla nuova Giunta Regionale, tra i quali primeggiano
l’ascolto e la condivisione della gente, richiedono che i gestori
di servizi pubblici in montagna non operino… a modo loro. Il
compito della politica è quello di semplificare la risoluzione dei
problemi dei cittadini, non di complicarli. A maggior ragione se,
abitandovi, “tengono” territori disagiati non abbandonandoli ai
cinghiali e agli orsi.
Comitato
tutela acque del bacino montano del Tagliamento. Tolmezzo
domenica 20 novembre 2016
sabato 16 gennaio 2016
Lenta agonia degli uffici postali di montagna
Più veloce e più bello – Il
cambiamento siamo noi
Dev'essere per via di questa velocità
mozzafiato che la signora Ida da oltre dieci giorni non ha più
accesso al libretto di posta cointestato con il coniuge,
scomparso un anno fa.
Possibile che in un anno nessuno all'
ufficio postale si sia sognato di avvertirla che a presentazione della
successione il libretto le sarebbe stato bloccato e lei non avrebbe
più potuto disporre non dico dei risparmi del marito, ma nemmeno
della sua personale pensione che automaticamente viene accreditata
nel medesimo deposito?
Nell' attesa dello sblocco, stamane la
accompagno ad aprire un nuovo libretto e dare disposizione che
almeno le prossime pensioni vengano accreditate in un posto da cui i
soldi possano effettivamente venire prelevati per acquistare il pane e il latte.
Fa una gran fatica a salire in macchina ma in una decina di minuti
siamo fuori dall' ufficio. Un momento dopo è il nostro turno.
L' unica impiegata del piccolo ufficio
postale avverte gli altri utenti in fila che magari si facciano un
giro o una commissione perchè la procedura durerà una mezz'ora.
Vengono fotocopiati i documenti, il
libretto della pensione, inseriti i dati. Ma ecco che qualcosa si
intoppa nella procedura. Forse una delle caselline del monitor non è
stata riempita a dovere?
Vengono reinseriti i dati, si
passa alla schermata successiva ma poi nuovamente tutto si blocca. L'
impiegata prende il telefono ed inizia una conversazione con la
collega dell' ufficio di fondovalle e ripete passo-passo l'
inserimento, che nuovamente si resetta.
Sarà mai che uno per diventare un
operatore di sportello, il corso lo fa prima di entrare in servizio e
non on-line durante, con la
coda della gente che pazienta fin troppo stoicamente?
“Forse
era meglio se venivate un altro giorno quando al posto mio ci sarà
M.
Facciamo
giovedì?” L' anziana e malandata signora chiede se non può
intanto firmare e andarsene così da evitare la fatica di tornare un'
altra volta. Impensabile: Se non si arriva in fondo alla procedura i
moduli non escono stampati.
E'
passata già un' ora. Stiamo per andarcene rassegnati quando l'
addetta ci annuncia esultante che i dati sono stati assimilati dalla
macchina e non manca molto al completamento dell' iter fatidico.
Esce il libretto giallo e blu ma, cosa
accade? I fogli restanti non vengono stampati.
L' impiegata chiama un numero verde.
Parla a lungo e alla fine della telefonata ci annuncia che deve
annullare il libretto e ricominciare l' inserimento da capo.
Poi le viene un' ispirazione e richiama
l' ufficio di fondovalle. Non si capisce bene cosa si dicono, salvo
che le arrivano via fax molti fogli. La signora anziana è
esasperata. Scuote la testa e forse sta per piangere. Fortuna che c'è
una sedia dove se ne sta rassegnata, reggendo il bastone con una
mano.
Ora l' impiegata compila con diligenza,
a penna, i formulari ricevuti. Un' attesa che fa pensare all'
eternità e alla creazione del mondo. Mano a mano che mi passa i
fogli da dietro il vetro io li sottopongo a Ida per la firma.
Qualcuno ha tre spazi, tutti da siglare, qualcuno due: Legge sulla
privacy, autorizzazione all' accredito, revoca della precedente
autorizzazione, nomina del delegato all' incasso.
E' ormai passato
mezzogiorno e mezzo. Da ultimo ci chiede di versare sul nuovo
libretto la somma di dieci euro per giustificare la sussistenza del
rapporto come se le venticinque firme apposte non fossero
dimostrazione sufficiente della volontà di continuare a farsi del
male intrattenendo rapporti con un apparato idiota in
cui c'è magari qualcuno che non sapendo fare nemmeno del banale
lavoro di sportello si improvvisa promotore finanziario.
mercoledì 7 ottobre 2015
La rapina delle acque della Carnia, a norma di legge
Franceschino Barazzutti, a nome dei Comitati per la difesa territoriale della montagna friulana risponde al Sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo che giustifica la sottrazione della gestione dell' acqua ai Comuni con l' adempimento a una norma di legge.
Un comodo espediente, quello della norma di legge, per non dar conto delle scelte infelici iniziate con la creazione della società Carniacque nata -secondo quanto asserito dagli amministratori del tempo- proprio per mantenere in Carnia la gestione della risorsa.
Come da sempre sostenuto da chi ha da subito avversato questa scelta, la società di gestione non era altro che uno stadio preliminare che avrebbe aperto la strada verso la progressiva sottrazione di controllo da parte dei territori nei quali si trova la risorsa.
Come quel padre che, non riuscendo a far calare la febbre al suo bambino, non trova di meglio che calpestare il termometro frantumandolo sotto i piedi così una classe politica che non ha saputo tutelare i delicati equilibri e la magra economia della montagna ora accusa di populismo chi aveva da sempre segnalato i rischi della non scelta e del comodo farsi scudo dietro all' ineluttabilità di una legge iniqua.
Non è vero che non c'è scelta, come hanno a suo tempo dimostrato i sindaci "disobbedienti" della Carnia (ma anche della Sardegna) e come stanno dimostrando un terzo della Amministrazioni comunali del Friuli che si oppongono all' arroganza del governo regionale che intende sostituire ai rappresentanti eletti dai cittadini i propri "federali" per attuare le unioni territoriali (UTI) in Friuli Venezia Giulia.
Un comodo espediente, quello della norma di legge, per non dar conto delle scelte infelici iniziate con la creazione della società Carniacque nata -secondo quanto asserito dagli amministratori del tempo- proprio per mantenere in Carnia la gestione della risorsa.
Come da sempre sostenuto da chi ha da subito avversato questa scelta, la società di gestione non era altro che uno stadio preliminare che avrebbe aperto la strada verso la progressiva sottrazione di controllo da parte dei territori nei quali si trova la risorsa.
Come quel padre che, non riuscendo a far calare la febbre al suo bambino, non trova di meglio che calpestare il termometro frantumandolo sotto i piedi così una classe politica che non ha saputo tutelare i delicati equilibri e la magra economia della montagna ora accusa di populismo chi aveva da sempre segnalato i rischi della non scelta e del comodo farsi scudo dietro all' ineluttabilità di una legge iniqua.
Non è vero che non c'è scelta, come hanno a suo tempo dimostrato i sindaci "disobbedienti" della Carnia (ma anche della Sardegna) e come stanno dimostrando un terzo della Amministrazioni comunali del Friuli che si oppongono all' arroganza del governo regionale che intende sostituire ai rappresentanti eletti dai cittadini i propri "federali" per attuare le unioni territoriali (UTI) in Friuli Venezia Giulia.
"Ha la coda di paglia il sindaco di
Tolmezzo, Brollo" afferma Franceschino Barazzutti, "dal momento che, prima mi rivolge un invito – da
me accettato - ad incontrarlo nel suo ufficio per uno scambio di
opinioni sul servizio idrico, ma poi mi rivolge un attacco sulla stampa, nonostante gli abbia cortesemente messo a disposizione
un’abbondante documentazione sia sugli indirizzi centralizzatori e
speculativi su tale servizio, negativi per la nostra montagna, sia
sui modelli gestionali attuati positivamente in altre regioni a
statuto speciale.
Forse, il sindaco Brollo, sul
modello ora in auge per cui chi ha un ruolo istituzionale di
“comando” vuole sentirsi dare ragione dal suo interlocutore, pena
essere definito “gufo”, non ha apprezzato che nella
conversazione, cordiale, e nelle dichiarazioni alla stampa io abbia
esposto quelle che sono le mie convinte posizioni al riguardo non
coincidenti con le sue, sulle quali egli mette sbrigativamente il
timbro ora in auge “populiste”, anche se attuate positivamente
nel Trentino a statuto di autonomia speciale come la nostra Regione.
Populista anche la Giunta del Trentino?
Posizioni le mie, espresse in
passato e nel presente, che ritengono sbagliata la centralizzazione
della gestione del servizio idrico nei territori montani. Posizioni
confermate dal fallimento dell’esperienza di Carniacque.
Grave è
che da questa esperienza negativa non si voglia imparare nulla, anzi
si va a centralizzare ulteriormente il servizio addirittura nel
friulano Cafc, paghi di qualche contentino a venire, mentre nella
sostanza la Carnia perde, dopo le acque, tribunale, servizi postali,
CoopCa, ecc, persino l’acqua del rubinetto! Questa è la coda di
paglia del sindaco Brollo. Ma lui è pago! Ma a pagare è la gente.
Il sindaco Brollo, anziché
nascondersi frequentemente dietro al “lo vuole la legge”,
ricordando che le leggi non le scolpisce Mosè sul monte Sinai ma gli
uomini conformemente a determinati interessi che non considerano la
montagna, farebbe bene, vista la sua vicinanza alla Presidente ed
assessore alla montagna Serracchiani, a chiedere assieme agli altri
sindaci della Carnia una legislazione aderente ai bisogni della
montagna.
Non è Barazzutti – che non ha
tanto potere - a “mettere in cattiva luce i sindaci” ma la
continua caduta della Carnia e, nel caso di Tolmezzo, il fatto che
non si vede nessun “lusôr” a meno che non ci si
accontenti con qualche trionfalismo del “lumìn” acceso in
quello che era il tribunale.
Si chiede Brollo, in relazione alle
mie posizioni da lui definite populiste, a cosa mi sia giovata
“l’esperienza e l’importante passato di amministratore
pubblico”. Rispondo che mi è servita ad osare per uscire
dall’ordinarietà, a tenere la schiena dritta anche di fronte a chi
stava più in alto di me. Per questo sono stato rispettato e non
adoperato. Ciò, diversamente dalle troppe schiene che si piegano
come giunchi davanti ai “superiori” sino a diventare
trasmettitori in loco della di loro volontà anzichè far valere in
alto la volontà di chi sta in basso.
Al sindaco Brollo, nonostante
l’opaca partenza della sua amministrazione, auguro di riuscire a
fare almeno un po’ di quanto fece tanti anni fa l’allora sindaco
di Cavazzo Carnico Barazzutti".
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